Modena La protesta Gli operatori delle Cra in piazza «Non si può morire di lavoro»
MODENA "Nessuno di noi si è tirato indietro. Adesso vogliamo risposte". Operatori delle case protette modenesi alzano la voce in piazza Grande. In un presidio da una cinquantina di persone si chiedono più tutele. Tutele per loro e per gli ospiti delle strutture per anziani. «Siamo stati consapevoli che continuavamo a mettere a rischio anche i nostri bambini e le nostre famiglie - esordisce Najat Rajf - ma non ci siamo mai tirati indietro». Rajf è un’operatrice sociosanitaria (Oss) della Casa di riposo per anziani (Cra) 9 Gennaio.
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Dagli ultimi numeri illustrati in Consiglio dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli, nella Cra modenese risultano positivi 14 ospiti e 6 operatori. Undici i decessi con tamponi positivi. «Sei a contatto diretto con l’utente - assicura l’operatrice - Hai i dispositivi di protezione individuale, ma non riesci ad avere un distanziamento».
Rajf evidenzia un calo di infermieri. «Chiediamo un indennizzo come Oss», la richiesta. Monica Patrascu è dal 2000 Oss alla sassolese Casa Serena. Al 30 ottobre, erano 38 gli ospiti positivi al tampone. Cinque erano i morti legati al virus. «Cerchiamo di sensibilizzare i nostri datori di lavoro - rilancia Patrascu - e le persone che hanno i loro familiari dentro. Il sistema è vecchio, da cambiare». «Chiediamo la tutela degli operatori e degli anziani attraverso dispositivi di protezione adeguati e sufficienti», la rivendicazione di Mohcine El Arrag. Da responsabile delle politiche sociosanitarie della Cgil in provincia, El Arrag continua. «Chiediamo anche un riconoscimento del valore professionale di questi operatori - prosegue il sindacalista - tramite risorse economiche e contrattuali. No al taglio dell’assistenza e dei minuti assistenziali in una fase d’emergenza».
Tra le richieste, un supporto psicologico per gli operatori. «Hanno trattato anziani positivi - aggiunge El Arrag - con cui hanno relazioni particolari. Li conoscono da anni e li hanno visti andare via da un giorno all’altro». Se ne è andata anche Anna Caracciolo, rappresentante sindacale della Cgil a Villa Margherita. «Non vogliamo avere martiri - interviene Sauro Serri, rappresentante della segreteria provinciale Spi-Cgil - Non si può morire sul lavoro». —
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