Gazzetta di Modena

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progetto “fides et labor” 

La Diocesi finanzia aziende in difficoltà «Faremo da garanzia perché ripartano»

Serena Arbizzi
La Diocesi finanzia aziende in difficoltà «Faremo da garanzia perché ripartano»

Il vescovo Castellucci insieme al “consiglio etico” rilancia l’iniziativa. Prestiti di 15mila euro per avviare un ciclo virtuoso

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Un progetto di finanza sociale per le attività nel territorio della Diocesi di Carpi - con possibilità di estendersi anche al Modenese - che, a causa della crisi economica, risultano escluse dal sistema di credito bancario per ragioni collegate alla mancanza di garanzie e a situazioni dii precarietà. È l’obiettivo di Fides et Labor, nato nel 2013, suu input del vescovo Francesco Cavina e ora rilanciato con convinzione dal vescovo Castellucci.

I beneficiari devono puntare a diventare economicamente autosufficienti e integrarsi nel tessuto sociale ed economico attraverso l’esercizio di un’attività lavorativa autonoma o già esistente. L’importo massimo è di 15mila euro, per coprire l’avvio di imprese commerciali, di ristorazione, di sviluppo di servizi.

Agli albori il fondo era di 300mila euro, stanziati dalla Diocesi di Carpi: il primo donatore, con 100mila euro, è stato Papa Benedetto XVI, dopo avere visto con i propri occhi i gravi danni provocati dal terremoto, durante la visita pastorale del 26 giugno 2012 a Rovereto. La somma poi si è innalzata grazie alla generosità di tanti.



Fides et Labor si distingue dal microcredito, sottoposto, invece, alla normativa bancaria. Per la concessione del finanziamento è necessario un intermediario finanziario, in questo caso la Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper), che, in base ad una convenzione, gestisce la parte relativa al prestito, erogando il denaro, senza interessi. C’è poi un Consiglio Etico che si preoccupa di valutare le finalità delle richieste e la loro sostenibilità economica. In caso di risposta positiva, la banca eroga il prestito, garantito, appunto, dal Fondo della Diocesi. Lapam offre la sua collaborazione, in vario modo, aiutando la commissione nella valutazione della bontà delle proposte e nella fase di “accompagnamento” dei progetti. Elemento fondamentale dei piani presentati deve essere la capacità di rimborso, per alimentare nuovamente il Fondo di Fides et Labor e finanziare ulteriori attività.

Dal 2013 i progetti presentati sono stati 80, 25 quelli approvati e finanziati. Il totale erogato è di oltre 270mila euro, di cui l’80% è stato rimborsato. Attualmente, il Fondo di Fides et Labor ammonta a poco più di 200mila euro, destinati ad aumentare perché ci sono progetti in fase di restituzione. Le domande di finanziamento possono essere presentate ad un indirizzo mail, che sarà comunicato a breve. Viste le difficoltà del momento, Fides et Labor sosterrà anche le scuole di ispirazione cristiana con progetti didattico educativi. Il Consiglio Etico, in corso di nomina, contatterà i richiedenti. Al momento sono stati comunque confermati il presidente, Giuseppe Torluccio, e il vicepresidente, Stefano Cestari.



«Fides et Labor si caratterizza per il fatto che la garanzia è offerta dalla Diocesi - spiega il vescovo Erio Castellucci - per cui il prestito è a fondo perduto. Se l’iniziativa va bene, il prestito viene restituito e il Fondo si rende disponibile a finanziare anche altri. Un circolo virtuoso, dunque. In questo anno, ma ancora prima che si profilasse il disastro della pandemia, avevamo fatto una riflessione in Diocesi su come rilanciare Fides et Labor, in base a quali prospettive. E’ un settore, quello delle start-up ma anche delle imprese già avviate, che richiede una continua creatività. Sentivo di recente in una conferenza di un economista dell’Università di Modena, che tra vent’anni l’80% dei lavori che ci sono adesso non ci saranno più, ce ne saranno di nuovi. Allora, la nostra idea, sorta all’interno di Fides et Labor, è proprio quella di riplasmare la proposta sulle necessità attuali», conclude don Erio.

«Il progetto è rivolto a coloro che intendono diventare economicamente autosufficienti e integrarsi nel tessuto sociale ed economico attraverso l’esercizio di un’attività lavorativa autonoma o già esistente - rimarca Giuseppe Torlai, presidente di Fides et Labor - Un progetto specifico quindi, focalizzato su persone che intendono “rimettersi in piedi” e ripartire con un’attività lavorativa. Fides et Labor, come dice il nome, è quindi un aiuto specifico ai progetti di lavoro di nuovi imprenditori, giovani che scommettono sul proprio futuro con un’attività d’impresa personale e specifica. In queste realtà non c’è solo il progetto, ma la “storia” delle persone cui si vuole restituire la speranza, così messa in crisi dalla pandemia. Proprio in quest’ottica si è deciso di estendere la platea dei possibili beneficiari, aprendoci alle scuole cattoliche». —

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