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Il congedo del direttore Roberta Giani / La forza nascosta dei modenesi

Roberta Giani
Il congedo del direttore Roberta Giani / La forza nascosta dei modenesi

Il saluto del direttore Roberta Giani, che ha guidato la Gazzetta di Modena per quasi due anni, e il comunicato dell'editore Gedi News Network S.p.a., nel giorno del passaggio di proprietà del quotidiano al Gruppo Sae S.p.a.

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Ai lettori, comunicato dell'editore Gedi News Network

 
Gazzetta di Modena passa da oggi sotto il controllo del Gruppo Sae (Sapere Aude Editori) S.p.a.
La Gedi News Network S.p.a. ringrazia tutti i giornalisti della testata per il prezioso lavoro svolto in questi anni e augura loro un futuro professionale ricco di soddisfazioni.
Un ringraziamento particolare va al Direttore Roberta Giani per l’impegno e la grande professionalità che hanno caratterizzato il suo mandato.
L’EDITORE 
GEDI NEWS NETWORK
 
 
 
Roberta Giani lascia oggi la direzione della Gazzetta di Modena.
Di seguito il suo editoriale di saluto ai lettori
 
di Roberta Giani
 
Se il 12 gennaio 2019, quando sono arrivata alla Gazzetta, qualcuno mi avesse anticipato quello che ho vissuto in questi due anni (scarsi), non gli avrei mai creduto.
 
E invece oggi, nel mio ultimo giorno da direttore, sono qui a congedarmi mentre siamo ancora in mezzo alla pandemia: i morti e i contagi, anche a Modena, sono ancora troppi. Alle porte del Natale viviamo un presente di sofferenza, stanchezza, esasperazione, talvolta rimozione, se non negazione. Un presente pieno di incertezze sul futuro.
 
È una durissima prova di maturità quella a cui siamo chiamati, ciascuno per la sua quota di responsabilità.
Vale anche per noi giornalisti. Dopo essercelo chiesti un milione di volte nei giorni del lockdown, continuiamo a chiederci qual è il modo migliore di informare voi, la nostra comunità, nei giorni di una seconda ondata per certi versi ancora più insidiosa. Non abbiamo certezze e, personalmente, credo che dovremo interrogarci a lungo, quando tutto questo sarà passato, su quello che il mondo della comunicazione e dell’informazione ha fatto, non ha fatto, avrebbe potuto fare meglio.

Noi, alla Gazzetta, quando il Covid si è presentato in tutta la sua violenza, eravamo impegnati a raccontare questa provincia, questa comunità, nella sua ricca complessità: la cronaca, “sua maestà” in un giornale locale, l’economia, la cultura, la politica che ci ha fatto vivere due elezioni storiche, lo sport. Stavamo cercando di migliorarci, di alzare sempre più la qualità, perché non ci sono scorciatoie in questo nostro bellissimo mestiere, men che meno in una fase così incerta dell’editoria.

Poi, mentre eravamo un “cantiere aperto”, abbiamo dovuto ripensare in fretta al giornale, cambiarlo, muoverci in una primavera di lockdown, in un’estate dove ci siamo tutti un po’ illusi, in un autunno e un inverno di nuovo bui.

L’emergenza sanitaria, gli ospedali sotto stress, la fatica di medici, infermieri e Oss, la disperazione di chi deve dire addio a un proprio caro, l’angoscia di chi perde o teme di perdere il lavoro, gli sforzi di chi resiste, la scuola chiusa, la rabbia dei commercianti o delle imprese, l’altruismo dei volontari, la voglia di speranza e, adesso, il desiderio del Natale: non è stato facile tenere insieme le ragioni di tutti.

Non so se ci siamo riusciti. So però che abbiamo deciso di non accettare mai, come se potesse diventare una macabra normalità, quello che da marzo accade nei nostri ospedali e nelle nostre case di riposo: vite che si spengono e non torneranno mai più.

Abbiamo lavorato, in questi mesi, su un campo quasi impraticabile: una redazione dev’essere un porto di mare, e il Covid ci ha costretti a chiuderla quasi completamente, tre, quattro, cinque persone a lavorare in presenza e tutti gli altri a casa. Significa indebolire la forza del “collettivo” che in un quotidiano è la linfa.

Ma nessuno si è tirato indietro, i più hanno fatto un passo avanti. E io - che devo dire grazie per molte cose alla redazione della Gazzetta - oggi voglio ringraziarla innanzitutto per questo: la professionalità, la responsabilità e la generosità dimostrate fino all’ultimo giorno, nonostante tutto quello che ci succedeva intorno.

Non mollare, ecco. Mi sembra che, in attesa dei vaccini e di una seria analisi retrospettiva, a partire dai tagli subiti dalla sanità pubblica, questo è ciò che tutti dovremmo fare adesso anche se, citando la cancelliera Angela Merkel, fa male rinunciare all’amore che c’è in un vin brulé o in un waffle di un qualsiasi mercatino di Natale. Ma quell’amore può mai valere la vita anche di un solo padre o di una sola madre? Per noi, no.

So che mollare non è nel dna di Modena: un territorio splendido che non ho avuto il tempo di conoscere come avrei voluto ma che, credo si sia ormai capito, ho imparato ad amare.

So che non sarà facile riprendersi, ci vorranno scelte oculate, visione, coraggio, solidarietà, empatia e tanto altro. Questo territorio, però, ha ancora i “fondamentali” a posto. Più di quanto si renda talvolta conto, almeno secondo la mia esperienza: la buona amministrazione, la collaborazione istituzionale, il rispetto del lavoro, la forza straordinaria dell’impresa, il welfare solido, la ricchezza del tessuto sociale e culturale, la capacità di fare rete.

Mi spiace che quando verrà il tempo della commedia e della leggerezza, per usare l’immagine che ci ha regalato pochi giorni fa su queste pagine lo scrittore basco Fernando Aramburu, sarò altrove.

Al tempo stesso, mentre rivolgo i miei migliori auguri al nuovo direttore Giacomo Bedeschi, sono felice del tempo trascorso qui: ringrazio l’Editore che me ne ha dato l’opportunità.

Ringrazio l’intero mondo della Gazzetta: i giornalisti, i collaboratori assidui e quelli saltuari, i fotografi, i poligrafici, gli addetti all’amministrazione e alla diffusione, gli agenti pubblicitari, i tipografi, tutti elementi fondamentali in un quotidiano, come naturalmente l’amministratore delegato (Lorenzo, grazie, ho imparato tanto da te).

Ringrazio, però, soprattutto voi lettori, che ci avete seguito in edicola, sul sito, sui social, persino nel gazebo del Motor Valley Fest, a volte apprezzando, altre criticando, ma non rinunciando mai a informarvi attraverso la Gazzetta. Anzi, da #fuoriclasse a #Mochebelmuseo, vi siete sempre dimostrati pronti a diventarne parte attiva.

Me ne vado con un bagaglio immateriale molto più ricco di quando sono arrivata. E con una collezione materiale dei Modenesi: la prima rubrica che abbiamo inaugurato quando sono arrivata, a cui sono particolarmente affezionata perché dà voce diretta a voi. A voi Modenesi che saprete costruirvi, ancora una volta, il futuro. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



(Nelle foto alcuni dei Modenesi di cui abbiamo scritto)
 

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