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Qualità della vita Servizi e ricchezza trainano Modena Male la sicurezza

Gabriele Farina
Qualità della vita Servizi e ricchezza trainano Modena Male la sicurezza

La provincia risale la classifica del “Sole”: 15esimo posto Siamo quinti in Italia per reddito, ma 106esimi per i furti

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Segnali di ripresa. La qualità della vita a Modena si conferma alta nonostante la crisi. La nostra provincia risale nella classifica annuale de “Il Sole 24 Ore”. Un’impresa non facile, alla luce delle sfide in atto nel 2020.

Partiamo dai numeri: Modena è 15esima con 534,4 punti nella graduatoria dominata da Bologna (565,1 punti come Bolzano). Nel 2019 era stata 19esima a quota 536,5, mentre Milano trionfava con 587,6 punti. Di fronte al calo nazionale, Modena è tra le province che meglio “tengono botta”. Merito di una forte trazione “verde” (o meglio digitale) nonostante le tinte “nere” siano sempre più scure.



Nella classifica 2020, il “motore” modenese è rappresentato dalla sezione “Ambiente e servizi”. Il 10° posto finale (con 541,3 punti) è una sorpresa rispetto al 32° piazzamento del 2019 con 499,5 punti. Modena eccelle per i sistemi di pagamenti verso la pubblica amministrazione (secondo posto nazionale). Molto male invece per la spesa pubblica sul territorio per l’ambiente e la prevenzione dei rischi (99°).



Il commercio in rete è il traino nella sezione “Affari e lavoro”. Cavallo di battaglia nell’edizione 2019 (582 punti e 13° posto), la sezione risulta la seconda migliore nel 2020: 486,9 punti e 15° posto. La capolista Trieste è staccata di oltre cento lunghezze (589,9 punti). Seguono Prato (586,6) e Milano (558,8). Le imprese lanciatesi sul web vedono Modena all’8° posto in classifica. Bene l’export (16°) e la riduzione della differenza di genere negli stipendi (18°). Eppure, le imprese femminili restano un tasto dolente per la nostra provincia (80° posto).



Alla voce “Ricchezza e consumi” Modena compie un nuovo balzo avanti: nel 2019 era 34esima con 565,3 punti, mentre quest’anno si piazza al 21° posto a quota 597. La locomotiva nazionale è Bologna (683,6 punti), seguita da Biella (671,9) e Milano (640,7). Ogni famiglia modenese spende in media 3.364 euro all’anno per beni durevoli (terzo posto nazionale). Il reddito disponibile (25.349 euro annuo medio) è il 5° più alto in Italia. Esiste però un rovescio della medaglia: gli 830 euro medi mensili per un appartamento di 100 metri quadri in una zona semicentrale valgono l’87° posto nei canoni.



Come tasso di natalità, Modena sale al 20° posto su scala nazionale. Meglio della media italiana il numero di infermieri (362 ogni 100mila abitanti) e medici di medicina generale (uno ogni mille abitanti). Il punteggio nella sezione “Demografia e società” (607,9) cresce rispetto al 2019 (607,4). Eppure, il nostro territorio scivola dal 13° al 30° posto nazionale in una classifica guidata da Cagliari: i 30,4 casi di Covid ogni mille abitanti (75° posto) rientrano tra le cause.



Un discorso a parte merita la sezione “Giustizia e sicurezza”. Il tallone d’Achille nella classifica modenese diventa sempre più dolorante. Modena “gareggia” per la maglia nera nei furti in abitazione (106° posto) e in generale (101°), nel riciclaggio di denaro (105°) e nelle violenze sessuali (98°). I 556,3 punti nella classifica valgono il 99° posto nella classifica delle città più sicure, condotta da Oristano (855,4 punti), Pordenone (787,7) e Treviso (772,2).



Tornando alla classifica generale, l’Emilia Romagna se la cava piuttosto bene, dal primo posto di Bologna al fatto che ben quattro province siano tra le prime venti classificate: «Nell’anno del Covid - commenta il presidente della Regione Stefano Bonaccini - la nostra terra si dimostra unita e capace di resistere, grazie soprattutto alla capillarità dei servizi forniti e agli investimenti in sanità, formazione, innovazione. E insieme vogliamo proseguire - incalza il governatore - sia nel gestire la crisi sanitaria, sia nel ripartire iniziando a costruire da subito un presente e un futuro diversi, basati sulla sostenibilità, condividendo le scelte con le parti sociali e le comunità locali». —



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