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Il saluto del nuovo direttore della Gazzetta di Modena Giacomo Bedeschi: "Informare una sfida necessaria"

Il saluto del nuovo direttore della Gazzetta di Modena Giacomo Bedeschi: "Informare una sfida necessaria"

Giacomo Bedeschi da ieri è il nuovo direttore della Gazzetta di Modena. Il quotidiano di Modena da ieri ha anche una nuova proprietà del Gruppo Sae (Sapere Aude Editori) S.p.a.

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Il mondo cambia e noi con lui. Ma i nostri valori no. Sono quelli di sempre. Nella redazione della Gazzetta di Modena su una parete è incorniciato il primo numero di questo giornale. Era il 24 marzo 1981. L’occhio mi è caduto subito lì, con un senso di orgoglio e la consapevolezza della profonda responsabilità data da una grande storia.

“Senza padrini e senza padroni”. L’allora direttore Candido Bonvicini aveva titolato così il suo saluto ai nuovi lettori. Un biglietto da visita chiaro e impegnativo. Una promessa che è stata sempre mantenuta. Continueremo tenendo questa bussola ideale sempre in mano, da oggi sotto le insegne della Sapere Aude Editori, con una redazione e un gruppo di lavoratori di grande qualità, e con l’intento, sempre immutato, di affermare con forza che oggi il giornalismo è più che mai una necessità, unendoci in uno slancio proficuo assieme ai colleghi di altre due storiche testate emiliane, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara, formando un Gruppo che oltrepassa l’Appennino e abbraccia un quotidiano che rappresenta un pezzo di storia del giornalismo italiano, Il Tirreno, in edicola senza sosta da quasi 144 anni.

Un’unione solida per affrontare insieme le sfide del futuro e attraversare le nuove frontiere della comunicazione. Senza perdere un grammo della propria identità, dell'attaccamento a questa terra, ma guardandosi anche attorno per confrontarsi e crescere ancora. Avremo dunque un editore che ci lascia pienamente liberi di fare il nostro mestiere, esclusivamente al vostro servizio, e non per compiacere qualche potente di turno.

Non avremo così amici da proteggere o nemici da combattere pregiudizialmente. Scriveremo per aiutare i lettori a capire meglio la propria comunità e per tenere sotto controllo le amministrazioni che la governano. 

Facendo un applauso quando se lo meriteranno e bacchettandole quando il loro operato non andrà nell'interesse dei cittadini. Saremo comunque uno stimolo per chi deve decidere e un diario per chi vive questa terra splendida. 
 
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Un ringraziamento, doveroso, va a Roberta Giani, che mi ha preceduto in questo incarico. Il suo segno è evidente nelle pagine andate in edicola durante la sua direzione. Ci aspetta un compito duro ma affascinante, sempre nel rispetto di alcuni valori etici fondamentali, come la difesa delle libertà dell'individuo, dei principi di uguaglianza, della democrazia e dei diritti che devono coniugarsi per tutti con i doveri. A proposito di diritti mettiamo subito in chiaro una cosa: noi saremo sempre dalla parte di chi ne ha uno in meno, sempre contro ogni disuguaglianza.
 
E ci schiereremo sempre in difesa della legalità. Anche Modena si è scoperta non immune dal virus del malaffare, da quell'intreccio malato cementato in un patto trasversale tra criminalità organizzata, imprenditoria e colletti bianchi. Questo giornale certi tentacoli pericolosi li ha denunciati prima di altri, anni fa. Continueremo su questa strada perché, come ha detto qualche tempo fa Giovanni Tizian, che i lettori della Gazzetta conoscono bene, la curiosità non muore con una sentenza.
 
Vogliamo bene a questa terra capace di non arrendersi mai. Noi emiliani romagnoli siamo fatti così. A Modena non ci si è arresi neppure dopo il dramma del 2012, quando il terremoto distrusse vite e sacrifici di generazioni. Allora, questo giornale raccontò il lutto con un titolo chiaro e netto: “Abbracciamoci!”. In quella parola c'era tutto. Compreso un valore fondamentale per l'Emilia Romagna: la solidarietà. Siamo fatti così. Andiamone sempre fieri.

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