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domani a bologna 

Processo di appello: la sentenza sui Bianchini

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Appuntamento per domani per l’ultimo atto del processo d’appello di Aemilia. Nell’aula bunker creata nel carcere della Dozza il giudice di origini finalesi, Alberto Pederiali, leggerà la sentenza per i 120 imputati. Un processo con importanti connotazioni modenesi visto che nella squadra della Procura generale c’è la dottoressa Lucia Musti, per anni a capo della Procura di Modena e sono numerosi gli avvocati difensori geminiani che rappresentano anche alcuni personaggi di spicco del gruppo criminale. Quella di domani - la sentenza è attesa nel tardo pomeriggio - potrebbe essere la fine di un incubo per l’imprenditore Gino Gibertini, condannato in primo grado a 8 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per lui la Procura ha infatti chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”.

C’è invece curiosità su ciò che decideranno i giudici relativamente alla famiglia di San Felice di Augusto Bianchini sulla quale ci sono state antitetiche valutazioni in aula: Musti ha chiesto 13 anni per il capofamiglia con la conferma dell’aggravante mafiosa per aver agevolato esternamente la ’ndrangheta, 7 anni per la moglie Bruna Braga e 5 al figlio Alessandro. Richieste che, se venissero riconosciuti i reati ambientali collegati all’amianto, vedrebbero come parte lesa anche il consorzio Ricommerciamo, che riunisce diversi negozianti sanfeliciani. Di tutt’altro avviso gli avvocati difensori, il prof Giulio Garutti e Simone Bonfante, che hanno tentato di smontare le tesi accusatorie, puntando alla caduta dell’aggravante e l’assoluzione. —

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