«Abbiamo fatto 1.300 panettoni Ed è il nostro Natale più bello»
Il Golosangolo è tra le più grandi pasticcerie della provincia, con 29 dipendenti Nonostante due lockdown, nessun licenziamento. E ora è boom di ordinazioni
Daniele Montanari
PAVULLO. Attraversare un lockdown prima e un semi-lockdown dopo senza licenziare nessuno, cercando di trasformare la difficoltà in opportunità per sviluppare nuove strategie di mercato. E così arrivare a Natale con una produzione piena di 1.300 panettoni.
È stato un 2020 più che mai di sfida per la pasticceria (ma anche cioccolateria e bar) Golosangolo di Pavullo, tra le più grandi della provincia con 29 dipendenti e un fatturato che supera il milione. Ma giunge al termine con la soddisfazione di aver tenuto la barra dritta nel mare in tempesta, senza perdere nulla di quello che è stato faticosamente costruito. «Essere riusciti a produrre 1.300 panettoni come nei Natali degli anni normali vuol dire tanto per noi» sottolinea Alessandro Boschetti, fondatore vent’anni fa dell’attività in cui è stato subito affiancato dal fratello Davide e quindi da Angelica Serrapica, oggi insostituibile braccio destro. Panettoni davvero per tutti i gusti: classico, senza canditi, con cioccolato, mela, albicocca, caffè, ciliegia e cioccolato, pesca e cioccolato, perfino un pandoro con presepe. «L’altro giorno ne abbiamo consegnati 62 a Milano, altri sette sono stati spediti a Venezia, e poi tutte le consegne nella nostra provincia e quelle di Reggio e Bologna: siamo riusciti a mantenere tutto il circuito, e a incrementarlo anche - nota Alessandro - se me l’avessero detto durante i giorni bui del primo lockdown avrei risposto: magari! E invece eccoci qui: è proprio vero che le difficoltà temprano».
Tra queste, uno spazio non da poco l’ha occupato, e continua ad occuparlo, la serrata alle 18, e si è fatto sentire sul bar anche il periodo di zona arancione. Terminato quello il 6 dicembre, il team è tornato al completo con il rientro dei 20 dipendenti che potevano usufruire della cassa integrazione fino al 31 dicembre, «ma sappiamo che è penalizzante - sottolinea Alessandro - e appena ci sono state le condizioni abbiamo voluto reintegrare tutti per permettere di riavere lo stipendio pieno». In ogni fase, è sempre rimasto aperto il bar dell’ospedale, e così è tuttora: «Non è semplice ma bisogna esserci - dice Alessandro - per rimanere vicini al personale sanitario che sta facendo uno sforzo eccezionale. Siamo scrupolosi nelle misure di sicurezza e nessuno dello staff si è mai ammalato. E così anche nel laboratorio pasticceria: le regole sono ferree».
«È stato un anno che ci ha insegnato tanto - chiosa - innanzitutto a gestire un’azienda in periodo di crisi per avere meno perdite possibili. E poi ci ha mostrato tutta la bellezza del servizio: il sorriso della gente quando porti a casa le paste, o il panettone adesso, è impagabile. Portare dolcezza per noi significa anche aiutare ad alleggerire i pensieri, almeno per un po’. E ci riempie dentro. Quest’anno ci ha insegnato anche che se fai un prodotto buono, le persone continuano a cercarti. Forse anche perché, con tutta l’attenzione posta sulla salute, si è capito il valore del prodotto artigianale». —
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