De Tomaso saluta Modena I nuovi proprietari scelgono gli Stati Uniti
Il marchio venne comprato cinque anni fa da una società che ha sede a Hong Kong «Vogliamo ridurre il divario americano in design»
Giovanni Medici
Qualcuno ancora l’anno scorso l’auspicava. De Tomaso, marchio storico della Motor Valley, avrebbe potuto avere un futuro laddove era nato e magari con una ricaduta occupazionale sul nostro territorio. Il 2020 sembra invece avere chiuso definitivamente la storia modenese dell’azienda fondata nel 1959 dal pilota argentino Alejandro De Tomaso in un piccolo garage-officina della città. In estate avevamo già documentato l’abbattimento dei capannoni dell’azienda sorti nel 1973 alla Bruciata, ed è di questi giorni la notizia che i nuovi proprietari del marchio hanno deciso di realizzare negli Stati Uniti le vetture con la T stilizzata e i colori argentini. Ideal Team Venture ltd, società con sede operativa ad Hong Kong, e che nel 2015 comprò per poco più di un milione di euro il marchio (l’azienda era stata dichiarata fallita tre anni prima dopo vari tentativi di rinascita) ha infatti annunciato che la De Tomaso avrà un futuro solo ‘made in Usa’. «Vogliamo accendere una nuova epoca d'oro del design automobilistico americano. Cercheremo – ha spiegato il chairman Norman Choi motivando lo spostamento definitivo dall’Europa agli Usa - di dare forma al prossimo capitolo del nostro iconico marchio onorando la nostra storia e creando le prossime grandi icone automobilistiche europeo-americane, contribuendo a ridurre il divario americano in termini di design automobilistico e artigianato». Il tutto nell’ambito di una strategia denominata nientepopodimeno che Mission AAR, acronimo di ‘American Automotive Renaissance’, ovvero Rinascimento Automobilistico Americano. Nel luglio 2019, per i 60 anni del marchio, era stata presentata dalla De Tomaso Automobili la vettura simbolo di questa rinascita del marchio, la P72 in fibra di carbonio prodotta appunto solo in 72 esemplari. È accreditata di una velocità di 355 chilometri all’ora e costa 750 mila euro (tasse incluse, la vende in esclusiva un importatore di Utrecht anche se ancora non è iniziata la produzione). Effettivamente le auto ‘made in Modena’ del costruttore argentino hanno sempre avuto un legame ‘meccanico’ con gli Stati Uniti: la stessa iconica Pantera del 1970 (ora riproposta in una veste aggiornata dalla modenese Ares Design) era dotata del propulsore Ford V8. Ma non va dimenticato che De Tomaso negli anni ’70 oltre alle vetture sportive arrivò a controllare marchi italianissimi come Maserati, Benelli, Innocenti e Guzzi. Vallelunga, Mangusta (ambedue di Giugiaro), Guarà, le berline Deauville e Longchamp. Oltre alla Pantera, che aprì le porte del mercato americano al costruttore argentino. Queste le De Tomaso che tutti ricordano, anche se ci furono pure incursioni in segmenti di mercato popolari (con la piccola Innocenti De Tomaso ad esempio, che ebbe un discreto successo e venne proposta anche in versione Turbo). I capannoni di viale Virgilio rimasero operativi fino al 2004, un anno dopo la morte di Alejandro, poi entrarono in una spirale di degrado: ora qui sorgerà una struttura commerciale. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
