Gazzetta di Modena

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il piano “resilienza” 

«Mai più blackout» Hera stanzia 9 milioni per le nuove linee

Maxi cantiere per sostituire 70 km di rete nell’arco di 4 anni Interessati 12 comuni: tutto il Frignano più i tre dell’area est 

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È svolta sulle linee elettriche dell’Appennino, martoriate soprattutto negli ultimi anni da rotture e guasti legati a neve e vento che hanno causato emergenze blackout per cittadini e imprese. Hera ha annunciato ieri l’avvio di quello che ha chiamato “piano per la resilienza” per rendere sempre più stabile la fornitura.

Grazie ad un investimento di circa 9 milioni, nei prossimi quattro anni 70 km di linee aeree di distribuzione in media tensione verranno sostituiti con materiali di nuova generazione, più solidi e performanti. Praticamente s’interverrà in tutta la montagna servita da Hera: Pavullo, Polinago, Lama Mocogno, Montecreto, Riolunato, Pievepelago, Fiumalbo, Sestola, Fanano, Guiglia, Zocca e Montese. «La portata degli interventi che ci apprestiamo a fare è davvero storica» sottolinea Alessandro Baroncini, amministratore delegato di Inrete. Tutte le fasi del piano, dalla progettazione all’esecuzione, sono infatti affidate a Inrete la società di distribuzione del Gruppo Hera.

Nuovi cavi, nuovi supporti ma vecchi tracciati, per massimizzare la resilienza dell’infrastruttura elettrica e minimizzare gli impatti sull’ambiente: questi gli elementi cardine del progetto che, utilizzando i vecchi tracciati, non rende necessario il taglio di altri alberi. Va da sé che per 70 km si prospetta un cantiere impegnativo: le linee infatti spesso corrono sui fianchi o sui crinali delle alture, isolate nei boschi e lontane da strade e centri abitati. «Aspetti che rendono ancora più complesso e sfidante il progetto - sottolineano da Hera - che resta imprescindibile per ammodernare e rendere la rete elettrica meno soggetta a malfunzionamenti a causa di fenomeni atmosferici estremi che, negli anni, si sono fatti sempre più frequenti».

Funzionale a questo la campagna di videoispezioni condotta per controllare 750 km di rete aerea, effettuata sia con elicotteri che con droni, grazie alla collaborazione stretta con una delle maggiori società europee del settore aerospaziale. Dove non c’è da sostituire, spesso c’è da pulire: la caduta di rami o piante sui cavi è infatti una delle principali cause di guasto. E qui l’attività è stata notevolmente potenziata: solo nei primi dieci mesi del 2020 è cresciuta del 37% rispetto all’intero 2019. Ma la normativa vieta a Inrete di operare a più di 7 metri dalle linee, anche in presenza di piante più alte: qui devono intervenire i proprietari. —

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