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Nasce un centro antiviolenza per aiutare le donne della Bassa

Francesco Dondi

La decisione presa dall’Unione. Sarà ricavato all’interno dell’ex nido Panda Da gennaio a ottobre sono state 47 le mamme con figli minori assistite

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Francesco Dondi

MEDOLLA. Un centro anti violenza alla pari di quelli già presenti a Modena e Carpi aprirà presto nella Bassa, a Medolla per la precisione, all’interno dell’ex nido Panda. E non si tratta soltanto di uno sportello, utile a registrare i primi passi verso forme di tutela più strutturate, ma l’obiettivo è arrivare a creare anche nell’Area Nord una rete autonoma, in grado di garantire alle donne ed eventualmente ai figli minori un percorso di protezione che resta sul territorio dove magari si ha un lavoro e dove i ragazzi frequentano la scuola e hanno la loro vita sociale. L’ambizioso progetto è stato deliberato dalla Giunta dei sindaci dell’Unione che hanno approvato le linee guida per la pubblicazione di un avviso finalizzato “alla presentazione di progetti per la gestione di un centro antiviolenza e di una casa rifugio a valenza distrettuale destinati ad accogliere e sostenere donne vittime di violenza”. Perché i numeri anche nella Bassa stanno mostrando un problema sociale non più rinviabile: tra gennaio e ottobre sono 47 le donne con figli minori assistite; si tratta di un dato drammatico che arriva per due possibili concause: il lockdown, che ha reso la convivenza domestica piuttosto complicata laddove i rapporti erano già tesi, e l’imponente operazione comunicativa organizzata dall’Unione e che evidentemente ha portato le donne a fidarsi del percorso.

«Con grande soddisfazione – spiegano i sindaci, che hanno votato il progetto elaborato da Monja Zaniboni, in qualità di assessore alle Pari opportunità - nei prossimi mesi anche il nostro territorio avrà un servizio in più a supporto del contrasto alla violenza di genere in tutte le sue forme. Il nostro distretto ha purtroppo numeri importanti e la politica deve provare qualsiasi percorso per il raggiungimento di un cambiamento culturale a favore della parità di genere. Questo progetto, possibile grazie al contributo economico della Regione Emilia-Romagna, va proprio nella direzione indicata».

Un ruolo determinante lo avrà, come sempre, il mondo del volontariato e dell’associazionismo, che dovrà tramutare in elementi concreti l’indicazione politica. «Grazie alla strutturazione e all’apertura del Centro Antiviolenza Distrettuale con la collaborazione degli enti di volontariato e all’associazione di promozione sociale con esperienza in questo settore – aggiungono i sindaci - sarà possibile svolgere consulenze professionali e specialistiche, in ambito giuridico-legale, psicologico e socio-educativo, anche attraverso la mediazione linguistico-culturale. Negli ultimi anni si è fatto tanto ma questo obiettivo permette di fare un passo in avanti a sostegno di percorsi finalizzati e di affiancamento all’uscita della condizione di violenza e consente di promuovere iniziative di prevenzione e sensibilizzazione». —



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