L’amianto di Aemilia resta il caso irrisolto
La nuova assoluzione dei Bianchini riapre la questione bonifica. Goldoni: «Decisione che non ci piace, ma va affrontato»
Francesco Dondi
san felice. Il mancato accoglimento dell’appello della Procura generale contro la famiglia Bianchini per l’amianto sparso nella Bassa riaccende la discussione. San Felice, infatti, dovrà affrontare il tema in autonomia, senza poter contare dell’eventuale supporto del processo Aemilia.
«Prendiamo atto della sentenza del processo Aemilia - dice il sindaco Michele Goldoni - si tratta del secondo grado di giudizio che potrebbe comunque subire variazioni in Cassazione. Terremo sempre alta la guardia per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata nel nostro territorio. E se sarà necessario saremo ancora presenti come parte civile per difendere la nostra comunità. Questa vicenda è stata un duro colpo per San Felice e ci sarà bisogno di tempo perché venga assorbito, ma confido sul solido tessuto morale della nostra popolazione. Come amministrazione comunale siamo spiacenti che il tema ambientale che riguarda l’amianto non sia stato riconosciuto dal tribunale. Noi comunque continueremo il nostro impegno a tutela della salute dei nostri concittadini, lavorando per il risanamento e la bonifica del territorio».
Molto duro il movimento “Agende Rosse Mauro Rostagno” che hanno reso un servizio alla comunità partecipando attivamente alle udienze e raccogliendo un imponente mole documentale del processo. Pur accogliendo con sostanziale soddisfazione la sentenza che conferma l’esistenza del radicamento mafioso, le attiviste affrontano con preoccupazione il tema dell’amianto. «Resta l’amarezza - scrivono per il non riconoscimento dei reati ambientali e dei danni ad essi collegati, ascrivibili al periodo post sisma, generati da speculazione e faciloneria senza cura alcuna e senza il dovuto rispetto dell’ambiente e delle persone che lo vivono. Se alcuni di questi comportamenti sono stati per ora assolti dalla magistratura giudicante, non verranno invece dimenticati, per lo meno moralmente. E ancor meno verrà dimenticata quella montagna di amianto da bonificare sulla quale la legge latita nell’individuazione dei responsabili, con il conseguente scarico dei costi sanitari ed economici sulle spalle delle comunità della Bassa».
Sul fronte sindacale, Cgil, Cisl e Uil guardano già al futuro: «La nuova sentenza deve ulteriormente alzare il livello di guardia e l’attività di prevenzione - dicono - A conferma della necessità, le recenti indagini e i processi che ne stanno scaturendo, ma anche le numerose interdittive antimafia in regione, dimostrano che la criminalità organizzata sta affinando gli strumenti di infiltrazione nelle attività economiche, nel tessuto sociale, anche grazie a imprenditori complici, con legami innegabili con molti dei protagonisti delle mafie che operano in Emilia». —
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