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sit-in davanti alla prefettura 

«Troppi corrieri ammalati» Il Si Cobas chiede più tutele

G.F.

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«Basta ammalarsi sul posto di lavoro». Il Si Cobas punta i riflettori sui corrieri. Il sindacato ha segnalato in Prefettura l’elevato numero dei contagi nel settore della logistica, denunciando comportamenti scorretti e rilanciando un protocollo per soluzioni durature. Soluzioni in cui la tutela economica e la salvaguardia della salute viaggino in parallelo.

«A Modena ci sono stati 35 positivi alla Gls - spiega Enrico Semprini, coordinatore provinciale Si Cobas - che equivalgono a circa il 25% della forza lavoro. Tutto ciò ci sembra impossibile, assurdo». Nel protocollo (redatto con Adl Cobas) il sindacato domanda uno stop delle attività una volta raggiunto il 10% di positività tra i dipendenti. Dipendenti che devono essere comunque retribuiti integralmente fino alla ripresa delle attività. Il documento in sei pagine contiene misure per il controllo e la sanificazione e introduce pause brevi di cinque minuti per respirare senza mascherina, avendo cura di mantenere le distanze. Prevede poi comitati di vigilanza per verificare il rispetto delle norme. «In alcune aziende i titolari chiedono di non diffondere le notizie di positività per non farle chiudere - prosegue il sindacalista - per molte persone è un grosso timore. Sappiamo per certo che ci sono stati lavoratori costretti a dichiarare ai colleghi di aver male al collo o altre patologie pur di non dire di avere il Covid. È un elemento assolutamente grave. In tal senso, chiediamo che il sistema sanitario sia a fianco delle aziende nel necessario lavoro di prevenzione».

L’incontro in Prefettura ha dato risultati soddisfacenti per il sindacato. Semprini nel prendere il microfono per aggiornare gli oltre venti lavoratori presenti sugli sviluppi, assicura una disponibilità a interessare le sedi competenti (i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico). A una condizione: il contemporaneo interessamento del Comune.

Intanto, il sindacato ha indetto per il 29 gennaio sciopero nazionale. «Non auspichiamo la chiusura di aziende - conclude Semprini - vogliamo che restino aperte. Ci sono però responsabilità, talvolta criminali, di datori di lavoro che antepongono un interesse aziendale alla salute pubblica». —

G.F.

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