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«Ritardi nei permessi di soggiorno Così non c’è garanzia per il futuro»

Serena Arbizzi
«Ritardi nei permessi di soggiorno Così non c’è garanzia per il futuro»

Presidio dei Si Cobas in piazza Martiri: «Il tema interessa tutti gli stranieri. A Carpi più difficoltà»

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Serena Arbizzi

«Ho chiesto il permesso di soggiorno nel 2016: me lo hano rilasciato soltanto due anni dopo. Mi dicevano sempre che non era pronto, ogni volta che chiedevo a che punto era. Nel frattempo io non avevo garanzie per costruire il mio futuro qui».

Morad Zimmit è algerino. Ieri, insieme ad altri lavoratori di origine straniera, era in piazza Martiri con i Si Cobas per chiedere che le procedure per il rinnovo dei permessi di soggiorno vengano snellite. «Ho pagato due volte per avere il rinnovo del permesso di soggiorno perché il primo anno mi è stato rilasciato una specie di certificato sostitutivo, ma non mi è arrivato il rinnovo vero e proprio - aggiunge Javed Saqib, proveniente dal Pakistan - E non costa poco: si pagano 130, 46 euro, oltre al bollo. Non crediamo sia giusto avere tempi così dilatati».

«Manifestiamo per un diritto fondamentale - spiega Enrico Semprini dei Si Cobas - Quello di avere i documenti in ordine, in tempi accettabili. A Carpi c’è un problema per il rinnovo dei permessi di soggiorno, che crea problemi con alcuni datori di lavoro, ma anche con le banche e con i proprietari di case. Certamente, ci sono donne e uomini che lavorano nelle aziende di Carpi e dintorni, ma non possono accendere un mutuo o affittare una casa perché, a monte, non ci sonno le garanzie necessarie. Il fatto che il nuovo permesso di soggiorno venga rinnovato a due o tre mesi dalla nuova scadenza rende la vita inutilmente difficile, se non impossibile».

Nella tarda mattinata di ieri, dopo il presidio, il sindacato si è recato all’esterno del Commissariato di Carpi dove c’è stato un momento di confronto. «Per la carta di soggiorno ci è stato segnalato che qui a Carpi chiedono il Cud da cinque anni - aggiunge - A Modena, invece, chiedono gli ultimi due anni. Ci hanno spiegato che non è più così e che anche Carpi si è uniformata a due anni. La legge su queste procedure è vacante: ogni Questura ha propria autonomia decisionale».

Il presidio di ieri a pochi passi dal mercato è stata occasione per porre l’accento sul protocollo inviato da Si Cobas e Adl al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali per la prevenzione e il contrasto al virus nei luoghi di lavoro. «Abbiamo voluto chiedere chiarezza nell’isolamento di lavoratori che presentano sintomi - conclude Semprini - e, in generale, domandiamo più tutele sui luoghi di lavoro, come la costituzione di comitati di vigilanza per l’applicazione del protocollo». —

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