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SAVIGNANO 

«Nel ’92 abbiamo respinto l’assalto della discarica Insieme lo faremo ancora»

Elena Pelloni
«Nel ’92 abbiamo respinto l’assalto della discarica Insieme lo faremo ancora»

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Elena Pelloni

SAVIGNANO. Il terreno, tra Valsamoggia e Savignano, che confina con l’area individuata da Unirecuperi Srl per la discarica appartiene a Giuseppe Rinaldi. Lui, oltre alla terra possiede la memoria storica di quel luogo. «La discarica ha una lunga storia – racconta Giuseppe – viene da lontano fin dal 1992, quando sempre in Rio Vulpazza era stata pensata una prima discarica. Ricordo che all’epoca mio padre ricevette la visita di un gruppo di “colletti bianchi”. Gli chiesero di poter rilevare il suo terreno. Mio padre, pur di non vedere il suo podere trasformato in discarica, rinunciò a una somma spropositata, ben ottocento milioni - prosegue - mi venne spontaneo chiedergli se fosse sicuro di ciò a cui stava rinunciando. Al tempo quei soldi ci avrebbero fatto molto comodo. Ma lui preferì difendere il valore ambientale delle terre, la sua riserva d’acqua pura ed incontaminata, ed i suoi alberi, ossigeno per la vita».

Giuseppe Rinaldi, con ammirevole tenacia, sta cercando in tutti i modi di ripercorrere i fatti degli ultimi anni, per dimostrare che ora più che mai occorre agire concretamente. «Da allora, nessuno ha più fatto osservazioni contrarie - prosegue - nemmeno nel 2004 quando il Comune di Serravalle destinò quel sito ad essere luogo di una possibile discarica. Castello di Serravalle, infatti, rimane sicura e tranquilla più in alto, mentre i danni si riverserebbero più in basso su un estremo lembo del suo comune. Insomma, a lui gli introiti dell’affare mentre agli altri comuni resterebbero i danni ambientali». Rinaldi aggiunge un tassello in più alla vicenda, affermando che nel 1993 la ditta Sogeo Srl fece nel suo terreno alcuni sondaggi geognostici. Da quelle analisi emerse la presenza di un «lago sotterraneo di acqua. Io non sono riuscito ad avere i risultati di tali perizie per cui non sono in grado di quantificarla numericamente. Ma questo significherebbe che proprio sotto a dove vorrebbero far crescere una megadiscarica di rifiuti pericolosi, potrebbero esserci corsi d’acqua».

In vista della scadenza del primo step di approvazione per il progetto del “Parco tecnologico” di Unirecuperi Srl, Giuseppe Rinaldi chiede che osservazioni contrarie tecniche e approfondite finiscano in tempo sui tavoli regionali. Ovvero, entro la metà di gennaio 2021. «La politica e i semplici “no”, non saranno sufficienti - ribadisce - occorrono considerazioni tecniche molto precise, scientifiche e costose. Unirecuperi, titolare del progetto, ha tecnici fra i più validi sul campo e penso che non basteranno i no a priori dell’assessore Priolo o del Presidente Bonaccini». Rinaldi ha le idee chiare e sprona le amministrazioni comunali dell’intero distretto dell’Unione a sostenere, anche economicamente, l’azione di contrasto del Comune di Savignano, per adottare strategie comunitarie più incisive. «Ai politici vorrei ricordare che saranno misurati non sulle parole, ma sui fatti. Per questo ipotizzo una strategia determinata, solo così si può pensare di affrontare Unirecuperi - e specifica - è necessario condividere gli intenti con un lavoro collegiale franco e aperto all’interno dell’Unione. Poi, affiancare pool di tecnici di primo livello e avvocati per creare un'azione valida. E se questo non sarà sufficiente, immagino già che dovremo batterci fino alla Cassazione pur di veder rispettato il nostro diritto di vivere in un ambiente sano». —

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