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«Che parto odissea per la mamma di Pieve»

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Pavullo. È stato ancor più avventuroso di quel che si era appreso in un primo momento il parto che ha visto protagonista lunedì una giovane donna di Sant’Andreapelago (Pieve).

Di fronte all’urgenza ostetrico-ginecologica, è sì arrivato a Pieve l’elicottero 118 di Pavullo. Ma non ha potuto condurla al Policlinico per la presenza di una fitta nebbia in pianura che non consentiva l’atterraggio. Il mezzo è dunque dovuto rientrare alla base di Pavullo, da dove un’ambulanza ha ri-prelevato la partoriente portandola all’ospedale di Pavullo, da dove poi su un’altra ambulanza ha raggiunto Modena accompagnata, oltre che dal medico, da un’ostetrica nell’evenienza di un parto in viaggio. Per fortuna tutto è andato bene, e nella serata ha poi dato alla luce una bella bimba. Che forse, di fronte a tanto sconquasso, ha pensato di ritardare la sua venuta al mondo che all’inizio sembrava imminente. L’accaduto però sta facendo molto discutere.

«C’è da chiedersi quanto il giorno più bello sia stato tale per questa donna, di fronte all’ansia di tre passaggi in ambulanza e uno in elicottero - sottolinea Gabriele Lorenzi del comitato Pavullo 95 - quando fino al 2017 sarebbe bastato il semplice trasporto a Pavullo. Pensiamo anche a cosa sarebbe successo in caso di emergenza notturna con nebbia. O in presenza di neve. È andato tutto bene fortunatamente, anche grazie alle ostetriche e al personale che continua a tenere in piedi l’ospedale di Pavullo. Ma riflettiamo sull’accaduto e sulla necessità di avere qui un ospedale attrezzato per le emergenze. Non una struttura dove adesso non si può più fare neanche un’appendicite. Va bene il ripristino del Punto nascita, ma cominciamo a ridare anche il resto che è stato tolto dal Pal 2011. Permettendo a chi vive in montagna di avere un punto di riferimento per le urgenze in cui pochi minuti possono fare la differenza». —

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