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«Trasferiamo il magazzino» Scatta lo sciopero alla Nippon

Mattia Cocchi
«Trasferiamo il magazzino» Scatta lo sciopero alla Nippon

Presidio dei dipendenti che protestano contro la scelta della multinazionale di spostare la struttura a Breganze (Vicenza). «È un metodo inaccettabile»

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Mattia Cocchi

Mezza giornata di sciopero ieri per i dipendenti della sede di Nippon Express di Bomporto che dalle 8 alle 14 hanno presidiato i cancelli del magazzino. Il motivo: a fine gennaio il magazzino, che si occupa di logistica del settore tessile, verrà dislocato a Breganze, in provincia di Vicenza, a circa 130 chilometri di distanza.

I dipendenti, divisi tra dipendenti diretti e appaltati, recriminano soprattutto la poca trasparenza, il troppo poco preavviso e la mancanza di una strategia e di un progetto aziendale.

L’azienda, nel 2019 è stata protagonista di un cambio societario e vantava importanti clienti della zona e del panorama italiano tra i quali Twinset, Liu-Jo, Valentino, Armani, Dainese, Missori, Burberry e Louis Vouitton.

Elena Mora, dipendente diretta di Nippon Express, rappresentante della segreteria Filt Cgil di Modena e rappresentante sindacale del magazzino di Bomporto, spiega la situazione: «Nel 2019, con il passaggio di proprietà, è arrivato il primo trasferimento nell’attuale magazzino di Bomporto. Ora, dopo circa un anno ci è stato riferito che il magazzino verrà trasferito a Breganze, in provincia di Vicenza, molto lontano da qui. Tutto questo malgrado in passato ci avessero rassicurato che il magazzino sarebbe rimasto sul territorio. Il comportamento e la strategia della multinazionale è molto semplice - afferma la rappresentante sindacalea - arrivo e compro dove ci sono clienti importanti. Da qui ne deriva zero responsabilità sociale, e infatti noi oggi non abbiamo certezze sul nostro futuro da qui ad un mese, perché nessuno di noi ha intenzione di spostarsi».

Poi un appello: «C’è bisogno di legiferare di più per il reparto logistico, i dipendenti di questo mondo necessitano di maggiori tutele».

Allo sciopero è stato presente anche Adriano Montorsi, segretario generale Filt Modena, che inquadra la situazione: «Negli ultimi anni c’è stata poca trasparenza, è emerso un grande disinteressamento ai dipendenti e ai clienti, perché anche alcuni clienti non sono d’accordo alla dislocazione dato l’importante bacino per il mercato tessile. Inizialmente la chiusura era stata paventata ad inizio dicembre. Tuttavia si sono allungati i tempi con un cliente e ora ci dicono che si chiuderà a fine gennaio, la proposta è il trasferimento a Breganze, pur avendo magazzini più vicini come quello di Bologna».

La sede di Bomporto conta sei dipendenti diretti e undici sotto appalto. Ai primi è stata proposta una soluzione da trasferisti per formare i nuovi dipendenti, in alternativa sono state proposte loro 3 mensilità, mentre per i lavoratori sotto appalto ci sono ancora meno sicurezze. «Un trattamento immeritato per dipendenti che lavorano qui da 17, 18 o 24 anni come quelli presenti alla manifestazione». —



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