Cassa integrazione a 55 milioni di ore «È come aver perso trentamila posti»
È alto anche nel Modenese il costo della crisi dovuta al Covid «Ammortizzatori da legare alle persone, non alle aziende»
Giovanni Medici
Il Covid è costato all’economia modenese in pochi mesi 30 mila posti di lavoro. Lo sottolinea la Cgil analizzando i dati sull'utilizzo degli ammortizzatori sociali a Modena e provincia nel periodo gennaio/novembre di quest’anno.
«Le ore di Cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono state pari a 55 milioni. A queste andrebbero sommate poi quelle autorizzate attraverso altri ammortizzatori sociali utilizzati dalle aziende che per contratto nazionale o per dimensione non possono accedere alla Cig. Per capire di quale entità stiamo parlando per la provincia di Modena – dice Manuela Gozzi, segretaria provinciale della Cgil - 55 milioni di ore di cassa integrazione equivalgono a circa 30 mila lavoratori che in modo continuativo non sono rientrati al lavoro in questi 11 mesi, nemmeno per un giorno. È come se nel 2020 fossero spariti nel modenese 30 mila posti di lavoro».
A Modena la crescita del Pil per il 2021 è stimata intorno al 5,7%, ma a fronte di una contrazione del Pil nel 2020 pari a circa l'11%. «Lo sbilanciamento è evidente e, siccome la matematica non è un’opinione, se lasciamo che sia il mercato ad operare in modo libero per il futuro recupero di quanto perso nel 2020, il risultato netto nell'immediato – continua ancora la Cgil - sarà di migliaia di posti di lavoro persi, in quanto la crescita del Pil del 2021 non sarà in grado di recuperare tutti i 55 milioni di ore non lavorate per effetto della crisi nel 2020».
Secondo piazza Cittadella cosa si può e si deve fare dunque per non essere travolti da questa prevedibile ondata che aggraverebbe il dramma sociale ed economico che già stiamo vivendo?
Cgil avanza alcune proposte: in primis l’impegno di tutte le parti sociali ad operare con azioni concrete, prima che buoni propositi, per difendere i livelli occupazionali. Per semplificare, ma senza allontanarci troppo dagli scenari foschi che ci si prospettano dinnanzi, si deve dare continuità in pratica al “blocco” dei licenziamenti utilizzando tutti gli ammortizzatori conservativi a disposizione anche quando questo sarà rimosso. Per farlo si dovranno utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per conservare ogni posto di lavoro; per il sindacato poi è indispensabile una riforma degli ammortizzatori sociali che vada nell'imprescindibile direzione dell'universalità. «È necessario progettare questi strumenti dando copertura a tutte le lavoratrici ed i lavoratori legando il diritto agli ammortizzatori sociali – continua la Cgil - alle singole persone e non condizionandolo alle caratteristiche dell'azienda in cui operano (dimensione, contratto di lavoro, settore, ecc.). È necessario poi allargare la platea anche al lavoro autonomo o alle collaborazioni. E bisogna affrontare il tema, non più rinviabile, della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario per redistribuire il lavoro nel nostro paese, e rinnovare i Contratti nazionali per riconoscere il giusto salario ai lavoratori e ridefinire le politiche industriali ed organizzative tese a rilanciare la produzione in Italia».
«Molte delle nostre proposte – ricorda Gozzi - sono già presenti nella “Carta dei diritti universali del lavoro”, proposta di legge di iniziativa popolare per la quale abbiamo raccolto oltre 1 milione e 200 mila firme. Purtroppo questa è ferma da quattro anni in Parlamento senza che la discussione sia mai stata avviata. Lo shock che la società e l'economia mondiale sta subendo in questi mesi e che, purtroppo, persisterà anche nei prossimi, ci impone di non tergiversare. Dobbiamo assumere l'impegno e la capacità di affrontare la situazione per un bene collettivo e non per arroccarsi, come spesso è accaduto, in particolarismi che tendono ad escludere ed isolare gli ultimi e non ad includere tutti. A tal proposito in Emilia-Romagna le organizzazioni sindacali con le istituzioni e gli altri soggetti in campo hanno sottoscritto in questi giorni il Patto per il lavoro e per il clima per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, per la tutela della salute, per la salvaguardia dell’occupazione e per il contrasto alle diseguaglianze». —
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