Gazzetta di Modena

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Sestola deserta aspetta con ansia la Befana

Mattia Vernelli

Gli albergatori e i commercianti: «Lo stop di questi giorni significa crolli del 40% nei bilanci». «Impianti sci fondamentali»

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Mattia Vernelli

SESTOLA. All’ombra dell’imponente castello che domina la “perla” dell’Appennino, la via del centro, Corso Libertà, si presenta deserta e desolata, poche le anime in giro. Un paradosso per quello che dovrebbe essere il periodo clou dell’anno, un baratro economico per chi ha un’attività. «Solo le festività natalizie rappresentano solitamente il 30% degli incassi annui. Tolte quelle siamo finiti, perché con gli incassi delle festività pareggiamo le spese, con il resto dell’inverno, se tutto va bene, si guadagna qualcosa - racconta Aurelio Marchioni, dell’Hotel del Corso - La perdita di quest’anno supera certamente il 40%». Non avere gli eventi di punta di Capodanno, come le feste al palazzetto dello sport, manda in crisi tutta la filiera turistica che ci sta dietro. Lo sa bene Giorgio Pelloni, dello storico Bar Gelateria Pelloni. «Durante le festività si lavora a pieno ritmo; arrivano 3 o 4 mila giovani dalla pianura tutti gli anni, riempiono gli appartamenti, consumano, animano il paese. Alla sera si fermano da me, mangiano due tigelle e sono pronti per andare a ballare. È una disperazione per noi non poterli avere quest’anno. E l’80% in meno di fatturato, di tutta la stagione invernale. È un peccato perché noi quassù andremmo davvero alla grande». Un’altra esercente a fare i conti con le perdite del Covid è Silvana Pasini, parrucchiera che si affaccia in Corso Libertà. «Preoccupati è dir poco. Io sono qui da 49 anni e di brutti periodi ne ho visti, ma mai paragonabili a questo. Io prevedo un 50% in meno di fatturato d’inverno ma ci sono commercianti ben più sfortunati di me, che dipendono quasi totalmente da questo periodo». «È una beffa - secondo Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone - vedere la neve dopo 5 anni e trovarsi in questa situazione. Se non apriamo il 7 gennaio ci saranno seri problemi in termini economici, speriamo che i sussidi arrivino. La chiusura fino alla Befana significa perdere il 40% dell’incasso della stagione». Che si traduce in una perdita di 7-8 milioni dell’intera filiera turistica, e 2 milioni solo di skipass, perché come spiega Magnani: «Ogni euro di skipass va moltiplicato per quattro, sono gli incassi che si propagano nella filiera». A sperare nella riapertura del turismo bianco c’è tutta la montagna, dai baristi agli albergatori, come Gina Biolchini dell’Albergo Nuovo Parco. «I gruppi organizzati, come le scuole non le fanno venire. Dal 7 gennaio in poi l’unica cosa che può salvarci è la riapertura degli impianti sci. Con una perdita così ampia, parliamo del 70% della stagione invernale, siamo spogliati di tutto. E poi le contraddizioni, che senso ha lasciare aperti gli hotel se non ci si può spostare tra comuni con il nuovo decreto?». Un sottile paradosso notificato da più operatori del settore. «Ci sentiamo dimenticati dal governo, nei decreti non si è mai parlato di alberghi». Afferma Patrizia Burchi, dell’Hotel Tirolo: «Questo presuppone che possiamo tenere aperto, ma senza potersi spostare tra comuni tanto vale chiudere. Ci sono dei costi fissi da pagare, i dipendenti, luci e gas. Figuriamoci poi la situazione della mia attività, dove l’80% dei clienti è toscano. Il rischio di impresa è la regola per uno che ha una attività in montagna, perché dipendiamo da neve o bella stagione, figuriamoci ora con il Covid». —

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