In 230 a tavola a Natale con il menù cucinato da Pro Loco e parrocchia
Vignola. Roberto Carcangiu, Pierluigi Leone, don Luca Fioratti e tanti volontari impegnati in un porta a porta che ha riscaldato i cuori
Saverio Cioce
VIGNOLA. Lasagne, pollo arrosto e patatine e in più anche un pacco alimentare con pasta e altri generi di prima necessità per qualche giorno. Niente di sfarzoso ma almeno, con l'aiuto degli altri, quasi 230 persone hanno potuto fare un pranzo di Natale degno di questo nome, dimenticandosi per qualche giorno della solitudine del bisogno. Tutto questo grazie all'impegno personale del presidente della Pro Loco, lo chef Roberto Carcangiu, al suo aiutante Pierluigi Leone e all'impegno del parroco don Luca Fioratti, oltre ovviamente a un nutrito gruppo di volontari che hanno consegnato porta a porta le sporte con il cibo. «Visto che quest'anno con la pandemia non si possono fare gruppi per evitare assembramenti – attacca Carcangiu – ho pensato che potevamo mettere insieme i piatti e confezionare porzioni singole. Una specie di tavolata spirituale e materiale insomma, dove siamo tutti insieme anche se non possiamo essere in cento in un solo ambiente. Grazie all'intervento degli sponsor, che ci hanno dato una mano, abbiamo potuto mettere a tavola tante persone di ogni provenienza. Anche stranieri sì, il bisogno è amaro per tutti e non conosce distinzioni o simboli di parte. E poi ci sono i bambini: si può negare un piatto a loro in base al passaporto?». Il problema organizzativo e quello della competenza ai fornelli è stato risolto subito, oltre che quello economico con impegno diretto di benefattori a cui si è aggiunto anche quello dell'Avicola De Maria di Castelvetro e di Messori Cioccolati. A quel punto è sceso in campo don Luca che non solo ha benedetto l'iniziativa, ha messo a disposizione le cucine professionali dell'oratorio e ha coinvolto i volontari, ma è stato decisivo nella parte più delicata dell'operazione. Con che critri scegliere i destinatari? Chi sono i nuovi poveri, quelli che si vergognano di allungare la mano per chiedere aiuto, i nuclei di famiglie o di persone sole e senza parenti in grado di dare una mano? La soluzione è arrivata dal tam tam parrocchiale, una girandola di telefonate e dai contatti con i Servizi Sociali del Comune che hanno fornito i nomi e gli indirizzi dei casi più a rischio. Alla fine, la mattina dell'ultimo scatto in cucina, si è scoperto che le famiglie erano una ventina in più e alla vigilia di Natale Carcangiu si è tolto il grembiule per correre a prendere ciò che mancava. La solidarietà ai tempi del Covid è fatta anche di gesti silenziosi come questi, delle telefonate che avvisano di un pacco dono inaspettato e per questo più gradito. E di un sorriso, perchè chi arriva bussa sempre con discrezione. —
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