Gazzetta di Modena

Modena

l’iniziativa 

Il patto tra Unimore e Comune «Si insegni il buon gioco»

G.F.

Il protocollo ha l’obiettivo di spiegare il giusto approccio Proprio quest’anno è nato un centro di ricerca per monitorare i fenomeni 

2 MINUTI DI LETTURA





“Modena capitale del buon gioco”. Siglato nel settembre 2019, il protocollo tra Unimore e Comune sta portando i primi frutti. «Studiare i temi del gioco ci permette di comprendere quanto ci sia di buono per supportare le decisioni in molte attività - spiega Gianluca Marchi, prorettore dell’ateneo di Modena e Reggio - e comprendere quali siano gli approcci giusti. Nel 2020 Unimore ha costituito un centro di ricerca interateneo con Lucca per studiare i fenomeni del gioco a 360 gradi. All’interno, è contenuto il tema delle ludopatie, delle azzardopatie». Termini dai significati molto diversi. Come rimarca il ludologo Andrea Ligabue. Il “papà” di Play traccia una linea netta tra due mondi: il giocare e lo scommettere. «Quando si usano le slot non si sta giocando - ammonisce Ligabue - Occorre insegnare a giocare bene. Nelle persone va creata l’abitudine di pensare a non rincorrere semplicemente un premio monetario. Giocare a carte scommettendo soldi non è giocare bene». Inteso in senso collettivo, il gioco ha una funziona di “ancora”. Permette infatti ai giocatori di sentirsi parte di una squadra e non rifugiarsi in sé. «Il gioco è una risorsa - la lezione del ludologo - Spesso la dipendenza da gioco d’azzardo s’innesta in situazioni di carenze di relazioni, gusti, interessi forti. S’inizia a giocare per noia e per voglia di rivincita». In tal senso, la proposta è di contrastare il “gioco d’azzardo” con il gioco vero e proprio.

«Il gioco può servire a combattere le cause collaterali che possono determinare lo sviluppo di un’azzardopatia - afferma Ligabue - Ci sono già studi che dimostrano come i giocatori che hanno interesse sono meno attratti agli elementi casuali». Il caso, inteso come “fortuna”, è tra le calamite che attraggono i giocatori solitari. «Invito a promuovere il gioco tra coetanei - la richiesta del ludologo - perché si abituino a non giocare da soli. Si può usare la scuola come una palestra del buon gioco. Anche le famiglie possono essere una risorsa. Molto spesso nelle famiglie si smette di giocare. Quando i bambini fanno 6-9 anni le famiglie smettono di proporre giochi interessanti». Ligabue invita a conoscere le caratteristiche dei giochi anche in rete, a partire dal metodo di classificazione Pegi. Avviso Pubblico propone invece un vademecum sul gioco online, aggiornato all’aprile 2020. “Gioca responsabilmente” un consiglio utile non solo per il portafogli in un mondo (il virtuale) dalle tante porte scorrevoli. È attivo anche un numero verde (800 558822) per chi ha problemi legati al gioco d’azzardo. —

G.F.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google