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«Lo Stato ci guadagna ma per Regioni ed enti è un costo sociale»

G.F.
«Lo Stato ci guadagna ma per Regioni ed enti è un costo sociale»

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«Per lo Stato il “gioco” è una grossa entrata. Per le Regioni e gli enti locali è un costo sociale e sanitario». Il giurista Unimore Simone Scagliarini riflette sulle contraddizioni legate al “gioco d’azzardo” comunemente inteso. A partire da una considerazione spiazzante. «Il gioco d’azzardo è un reato», esordisce il costituzionalista. Da coordinatore dell’Osservatorio Privacy della Fondazione Biagi, Scagliarini cita la normativa italiana. Distingue il «gioco lecito con vincita di denaro» dall’azzardo vero e proprio. Spazia dalla giurisprudenza alla sanità, attraversando l’economia. «Per lo Stato il gioco lecito è una grande voce di entrata tributaria - ricorda il docente Unimore - perché è valso nel 2019 oltre 110 miliardi di euro. È un po’ più della metà di quanto arriverà con il Recovery Fund. L’anno scorso c’è stato un aumento del 3,4% rispetto al 2018. Più dell’8% è stato giocato in Emilia Romagna. Lo Stato ha guadagnato 11,4 miliardi di entrate tributarie con un incremento del 9,62% dall'anno prima». Per contrasto, Scagliarini snocciola gli interventi compiuti da Regioni ed enti locali, dall'adozione di distanze fisiche dai luoghi sensibili al materiale informativo sui rischi per la salute. Rischi percepiti in aumento con la diffusione più ampia delle piattaforme digitali. Un punto su cui riflette il docente Unimore Gianluigi Fioriglio, componente del Centro di ricerca interdipartimentale su discriminazioni e vulnerabilità (Crid). «I pagamenti digitali tendono a deresponsabilizzare - avverte Fioriglio - perché non si ha la percezione del denaro che si spende. I codici informatici sono oscuri: non so se le regole del gioco siano veramente seguite in rete». —

G.F.

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