Monsignor Tinti: «La diocesi di Carpi merita autonomia Ha tanto da dare»
L’ex vescovo è rimasto molto legato alla città e alla gente «Le dimissioni di Cavina mi hanno lasciato perplesso»
«Di Carpi ricordo il grande affetto della Diocesi, ha tante realtà da esprimere. Io andrei adagio a unirla a un’altra Diocesi». Il vescovo emerito Elio Tinti risponde con vigore quando squilla il telefono alla casa del clero di Bologna, dove vive. La stessa casa del clero dove risiede anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, del quale è stata resa nota la positività al Covid nella mattinata di lunedì.
«Lo ricordiamo nelle nostre preghiere – è l’augurio che gli rivolge Tinti – e speriamo che si rimetta al più presto perché la chiesa ha molto bisogno di lui», aggiunge il vescovo emerito che guidò la Diocesi di Carpi per oltre 11 anni.
«Sto bene, grazie al Signore, non ho disturbi, continuo a pregare per chi è ammalato, per i sacerdoti alla casa del clero di Carpi, dove è entrato il virus. Quella è una casa benedetta: desidero formulare il mio più vivo augurio che si possano sistemare presto le cose».
Monsignor Tinti, lei era molto legato a don Gian Pio Caleffi, mancato domenica a causa del Covid.
«Certo, abbiamo condiviso diverse visite insieme, anche nella zona del Friuli, dove don Caleffi aveva trascorso la giovinezza. Don Gian Pio contribuì alla ricostruzione nel dopo terremoto e, finché fu possibile, il legame con quella popolazione venne rinnovato ogni anno, con incontri di persona. L’ho conosciuto quand’ero vescovo di Carpi. Era molto attento alla condivisione e alla riverenza nella sua missione pastorale. Per me è stato un grande aiuto. Lo ricordo con tanto affetto e riconoscenza. Era un sacerdote mite e pronto ad ascoltare, nel suo ministero svolto per tanti anni anche a Rovereto e Fossoli. Ha fatto tanto ben» .
Cosa le manca di Carpi? C’è qualche particolare che le scalda il cuore quando ci ripensa?
«Io sono stato abituato a vivere il presente. Sono tornato tranquillo nella mia realtà di Bologna, quindi. Ma sono molto contento di quanto ho vissuto nella mia esperienza pastorale. Di Carpi, ricordo la grande collaborazione e il grande affetto della Diocesi, oltre alla cura verso il vescovo. Sono molto riconoscente per questo».
Come considera la nomina di un unico vescovo per Modena e Carpi, pur con il mantenimento delle due diocesi?
«Se uno pensa a Carpi come una realtà non grande, sbaglia perché non ne conosce la storia, si tratta di una Diocesi dalla storia lunga, forte, carica di ricordi, di vita. Io andrei piano a unirla a un’altra. La lascerei come tale perché ha tante realtà da esprimere».
La Diocesi ha registrato anche le dimissioni di monsignor Cavina: un evento più unico che raro…
«Le dimissioni di monsignor Cavina mi hanno lasciato perplesso. Ogni persona, però, è libera di scegliere. Se Cavina ha fatto questa scelta ci avrà pensato, l’avrà fatta con particolare attenzione».
Come trascorre le sue giornate, monsignor Tinti?
«Tra riposo, preghiera e la collaborazione con la Diocesi di Carpi e Bologna».
Lei collabora anche con il cardinale Zuppi. C’è chi lo vede un giorno come Papa.
«Compie il suo ministero con massima cura, io lo stimo moltissimo e credo che possa essere capace di una missione più alta. Io ne sarei felice». —
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