«Proteggete il vostro cuore per resistere meglio al virus»
Serenella Dalolio
Curare il nostro cuore per essere più forti contro il Covid-19. E’ il consiglio del professor Rosario Rossi, cardiologo del Policlinico di Modena.
Professor Rossi, in tempo di pandemia come nutrire il nostro cuore?
«Doniamoci delle risate insieme, anche a distanza, perché ridere è una sorta di farmaco che compensa l’impatto negativo dello stress sull’endotelio, un vero e proprio organo costituito dalle cellule che ricoprono i vasi sanguigni e che regola il tono e la funzione cardiocircolatoria, prevenendo l’aterosclerosi.
Il Covid ha posto al centro della scena mediatica diversi specialisti. Il ruolo dei cardiologi?
«In realtà è necessario ricordare che circa il 60% dei pazienti che sono ricoverati per Covid sono affetti da una cardiopatia strutturale».
Chi soffre di malattie cardiache ha maggiori probabilità di contrarre il Covid?
«La presenza di una cardiopatia non è mai un fattore predisponente all’infezione da Coronavirus. La prognosi dell’infezione acuta tiene conto, tra le altre cose, anche della funzione cardiaca (migliore è la funzione cardiaca, migliore sarà la prognosi)».
La Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria ha fatto studi clinici?
«Una serie di ricerche eseguite su pazienti con cardiopatie strutturali seguiti presso l’ambulatorio divisionale della Cardiologia del Policlinico stanno dimostrando che le patologie croniche cardiologiche, come l’ipertensione stabile, il diabete ben controllato, così come la cardiopatia ischemica cronica ben rivascolarizzata, non rappresentano fattori di rischio indipendenti né per una maggiore incidenza di Covid, né per una maggiore gravità della malattia. I nostri studi hanno dimostrato che i farmaci anti-coagulanti, l’aspirina e l’eparina fanno generalmente bene su pazienti ben selezionati. Questo Coronavirus è infatti in grado di attivare enormemente la coagulazione, e il trattamento con i farmaci citati tende a ristabilire una certa parità nella bilancia coagulativa durante l’infezione virale. Inoltre, abbiamo scoperto che è significativamente avvantaggiato chi già assume farmaci anti-coagulanti in cronico».
Dunque risultati confortanti per i malati di cuore che dovessero risultare positivi al Covid.
«In generale, possiamo in un certo senso tranquillizzare i pazienti cardiopatici, i quali devono essere coscienti del fatto che sono forniti di una sorta di efficace protezione intrinseca, rappresentata dalla loro terapia cardio-attiva e prescritta dal cardiologo. I nostri studi ci suggeriscono infatti che qualsiasi tentativo di sospendere questi trattamenti si traduce in un significativo incremento di complicanze Covid-correlate. Il consiglio è dunque quello di seguire sempre i trattamenti farmacologici prescritti dal cardiologo». —
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