Gazzetta di Modena

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«L’Unione così non può sopravvivere»

Francesco Dondi

Implacabile giudizio del consulente Canossi: «Senza Mirandola manca equilibrio, l’Ucman potrebbe sciogliersi e rinascere»

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Francesco Dondi

Un piano di riorganizzazione non lo presenta “perché prima dovete dirmi cosa volete fare”, ma l’analisi del consulente Giuseppe Canossi è implacabile: il sistema organizzativo dell’Unione, con un recesso immediato di Mirandola, collasserebbe inevitabilmente e ci si troverebbe di fronte ad una “insostenibilità organizzativa e gestionale nel breve periodo”. Parole che arrivano alla conclusione della ricognizione sul personale dalla quale emerge come diversi uffici Ucman resterebbero sguarniti da posizioni organizzative semmai l’amministrazione Greco scegliesse di riprendersi parte dell’organico. Senza scordare, inoltre, che molti dipendenti sono somministrati del sisma con contratto in scadenza.

Canossi è così molto franco e durante il Consiglio talvolta eccede (lo riconoscerà lui stesso) per impeto e reazioni. Il consulente arriva a trarre due conclusioni che ora sono sul tavolo politico: agevolare la Mirandola-exit, impostando però un accordo di un anno, utile all’Unione a 8 Comuni a cercare un nuovo assetto (“al fine di garantire equilibri finanziari nuovi in ragione della perdita della rilevante contribuzione del Comune recedente”) e ai consulenti a suddividere il patrimonio (viene citato l’esempio delle armi dei vigili che per Ucman sarebbero in soprannumero se Mirandola uscisse); portare questa Unione all’estinzione e fondarne un’altra che porti ad un “reale e compiuto accorpamento istituzionale”.

Ma anche la teoria dell’araba fenice impone un certo periodo di tempo incompatibile con l’ormai imminente pronuncia del Tar sull’exit, vertenza che Canossi non escluse di far decadere per avere più margini operativi e di trattativa politica. Perché è proprio la politica che ora deve scegliere in che direzione andare visto che anche la relazione del manager, Pasquale Mirto, è altrettanto negativa sull’attuale Unione, tanto che via mail qualche funzionario si è già azzardato a scrivere che “Ucman va verso lo scioglimento”.

E allora cosa pensa la politica? Il presidente dell’Unione, Lisa Luppi, auspica un “confronto franco” tra i sindaci con l’ambizione di trovare una sintesi utile a non distruggere l’Area Nord; Michele Goldoni, sindaco di San Felice, sferzai colleghi ad affrontare davvero il tema mentre Alberto Calciolari (Medolla) ribadisce l’intento di “dare una visione unitaria ai servizi”. Finale rimane in silenzio anche perché a maggio voterà e potrebbero ricambiare gli equilibri in Ucman, Mirandola fa la spettatrice interessata, forte del potere del personale che si è conquistata dopo l’inatteso strappo sancito dall’exit; chi invece cerca di sparigliare le carte è Sauro Borghi (in foto con Alberto Greco) di San Prospero: «A 8 non reggiamo – dice il sindaco – Se ci sciogliamo non ci sapremo più riorganizzare. Auspico un’Unione con Mirandola di nuovo baricentrica e Finale che faccia un passo avanti». In molti restano sbalorditi, ma dal Consiglio si esce con una certezza: tutti, per esigenze diverse, vogliono un’Unione che cambi marcia ma non muoia. Trasformare l’auspicio in atti concreti sarà il prossimo passo, altrimenti in pochi mesi non ci saranno più le condizioni economiche per garantire servizi di qualità e diffusi per tutta la Bassa. «Chi farà crollare la torre crede di vincere, ma ha perso e con lui hanno perso tutti», commenta Giorgio Siena. —

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