Il vescovo celebra San Silvestro «Mesi duri, ma non siete soli»
Don Erio in abbazia al Te Deum davanti a 300 persone «Pandemia e alluvione hanno generato dolore Ora aiutiamoci tutti insieme»
Patrizia Cantusci
nonantola. L’invito ad una fratellanza coesa e autentica affinché i più fragili trovino al loro fianco persone solidali: può essere questa la sintesi dell’omelia di monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e Nonantola, alle trecento persone che hanno preso parte alla solenne celebrazione del 31 dicembre, festa del santo patrono di Nonantola, San Silvestro I, Papa. Fratellanza, quindi. Vissuta come lasciapassare verso un futuro sgombro dai dolori che hanno attanagliato la comunità negli ultimi tempi. Una comunità soffocata dalla pandemia globale e dalla disastrosa alluvione.
«Un mondo di cambiamenti, una società in evoluzione. Questi sono fattori che non possiamo ignorare. Possiamo tradurli come un invito all’attenzione verso chi si aspetta che la nostra mano sia tesa. Non dobbiamo sottrarla. Al tempo stesso, una mano si tenderà verso noi, in un ciclo di mutuo sostegno», ha detto il vescovo, affiancato dai tre sacerdoti di Nonantola, il Parroco Don Alberto, Don Riccardo e Don Mattia.
La celebrazione è iniziata alle 17 con i Vespri e la benedizione alla città impartita con una reliquia di San Silvestro, seguita dalla solennità della funzione nella basilica monumentale, e si è conclusa con il Te Deum.
«Gli sguardi sono rivolti a Nonantola. Le popolazioni colpite sono state ogni giorno nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere. Non siete soli. Lo diciamo a ciascuno di voi, feriti dal dramma. La preghiera si unirà ad azioni di supporto al territorio tutto, reso attento e vivo anche dai meravigliosi volontari che popolano questi luoghi benedetti». —
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