Modena, gli amici raccontano a Zagaglia i loro sogni mai rivelati
Il fotografo modenese ha raccolto in una originale antologia le testimonianze e gli aneddoti di personaggi e giornalisti
MODENA.Per il Natale è ormai d’obbligo, come negli anni passati, l’appuntamento con il libro di Beppe Zagaglia che chiama a raccolta vecchi e nuovi amici per raccontare storie. Questa volta il tema riguarda il sogno. E “Il libro dei sogni” è il titolo del volume, pubblicato da Artioli Editore 1899 (pp.120, euro 15), che accoglie testi di scrittori, giornalisti e personaggi vari di Modena. Disserta Zagaglia sui sogni, anche in bianco e nero in un mondo a colori, per poi preferire di farli ad occhi aperti “così sogno quello che voglio e a pensare che “i sogni son desideri racchiusi in fondo al cuor!” e ognuno si tenga i suoi”. Singolare il sogno della scrittrice Paola Giovetti che a quattro anni, di notte, scorse una figura maschile giovane, con tunica bianca. Nessun sentimento di paura, ma la sensazione di stupefatta realtà. “Conservo ora il perfetto ricordo di quell’esperienza. Posso rievocare quell’immagine quando voglio. Ho avuto sempre la sensazione di avere un sostegno forte…”. Del grafologo modenese Leo Caiti offre un ritratto Roberto Barbolini. Il giornalista-scrittore e sua moglie si recarono nel famigerato tugurio di corso Adriano, dove il grafologo vergò, nel novembre 1980, un oroscopo della loro figlia appena nata. “Nell’oroscopo di nostra figlia, il mago aveva proiettato i desideri e le ambizioni che avevamo noi”. Il sogno di lavorare per una guida gastronomica e avere così la scusa di visitare almeno due ristoranti al giorno era quello di Luca Bonacini. E ciò si è avverato.
Sulla scoperta del romanzo “Le memorie di Adriano” di Margherite Yourcenar, si sofferma Saverio Cioce. Della scrittrice il giornalista ha preso tutti i suoi libri. “Ma mai più ho trovato , in una scrittura sempre felice, spesso eccezionale, quel vento del genio che non si affievolisce, in nessuna pagina, nelle memorie di Adrano”. Diventare medico era il sogno, da bambino, di Oliviero Soragni. Per me dottore era quello che curava i malati ed ero convinto che mai si potesse ammalare. Illusione durata troppo poco. Infatti ho sperimentato presto il ruolo del paziente”. I temi sono tanti: da “I girovaghi” (sogno di una mattino di prima estate) di Cristina Boschini, a “Il paesaggio raccontato” di Francesca Cuoghi; da “Rivoglio l’Autodromo” dell’oste Claudio Camola che fa una carrellata di protagonisti del’automobilismo, a “Nonni, sogni & ricotte” di Ghiga Ferrari; da “Il mio libro dei Sogni” del notaio Rolando Ramacciotti, a “La vida es sueno” di Daniele Soragni. Gli altri racconti sono di Francesco Baraldini (Il malefico orpello), Gian Stefano Spoto (Gli aerei più pazzi del mondo (Perché, il treno no?), Roberto Bolzoni (Sognare Eros o Thanatos? Ovvero Zagaglia ha sempre ragione), Fausto Ferri (sospeso sulla città), Mario Ventura (I “miei Libri” dei Sogni. Ovvero il piacere di scrivere), “Il sogno di Festino” di Ferruccio Veronesi. A corredo del libro gli elaborati artistici, a tecnica mista collage e acquerello, di Zagaglia. —
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