Ultimo saluto a padre Agostino Costruì pozzi e scuole in Eritrea
L’88enne missionario in Africa ha sempre mantenuto i contatti con il suo paese Riconsegnò il premio Pico 2004 per riconvertirlo e aiutare le persone più deboli
MIRANDOLA. Se l’Eritrea oggi può contare su pozzi di acqua potabile e scuole, un certo merito lo deve a padre Agostino Galavotti, missionario mirandolese che proprio grazie alla solidarietà di tanti concittadini è riuscito a garantire aiuti e opere nel Paese africano. E oggi Mirandola gli darà l’ultimo saluto quando lo accoglierà nella tomba di famiglia del cimitero monumentale. Perché padre Agostino, sacerdote della famiglia religiosa di San Lodovico Pavoni di Brescia, se n’è andato a 88 anni, una cinquantina dei quali vissuti in Eritrea.
Nato a Mirandola nel 1932 si diplomò ragioniere per poi entrare nell’Istituto Pavoniano Artigianelli, sorto per l’accoglienza e la formazione dei bambini orfani. Nel 1948 fece l’ingresso nel seminario Pavoniano di Brescia, dove nel 1951 emise la sua prima professione religiosa. Il 29 giugno 1959, nel Duomo di Mirandola, fu ordinato presbitero - insieme a don Rino Barbieri, don Nellusco Carretti, don Callisto Cazzuoli, e don Mario Ganzerla - dal vescovo Artemio Prati. Nel 1969 fu inviato ad Asmara, in Eritrea, presso l’Università Cattolica fondata dalle suore Comboniane, con l’incarico di seguire gli studenti poveri del collegio interno; dopo questa esperienza fu totalmente coinvolto nel sostegno ai villaggi da cui provenivano i ragazzi. «Con il sostegno dell’associazione Gruppo Missionario Asmara, del centro Missionario di Carpi e di tanti amici mirandolesi – ricorda una nota della diocesi – creò decine di scuole e fece costruire pozzi in tutta l’Eritrea». Per questo suo impegno, nel 2004 fu insignito del Premio Pico della Mirandola che restituirà ai vertici della Cassa di Risparmio di Mirandola affinché lo riconvertissero in denaro per aiutare i più deboli.
«Dal 2010 per motivi di salute era rientrato in Italia presso il suo istituto in una sede di Genova, tuttavia non ha interrotto il suo ministero, anzi ha seguito spiritualmente i monasteri delle Cappuccine presenti a Carpi e a Correggio».
Il funerale è stato celebrato ieri, ma l’urna con le ceneri di padre Agostino - lui stesso ha chiesto di essere cremato scegliendo la forma più sobria e meno dispendiosa di onoranze funebri - è attesa a Mirandola per essere tumulata presso la tomba di famiglia, non appena le restrizioni a causa della pandemia lo permetteranno.
«Affidiamo padre Agostino alla misericordia infinita del Padre – afferma don Antonio Dotti, direttore del Centro Missionario Diocesano – e ci stringiamo alla sua famiglia. Possa avverarsi anche per padre Agostino quanto promise la patrona delle Missioni, Santa Teresa di Gesù Bambino, “quando sarò in cielo continuerò a fare del bene sulla terra”, per il bene dell’Eritrea, della famiglia Galavotti, dell’Istituto Pavoniano e del cammino missionario della Diocesi di Carpi». —
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