«Corsie ciclabili, serve più coraggio Poche risorse per il cambiamento»
Il presidente Fiab Carretti promuove le piste d’emergenza «Meno spazio per le auto? Oggi è una scelta necessaria»
Luca Gardinale
Alternative sì - al trasporto pubblico - d’emergenza no: considerando tempi e costi, al momento si tratta dell’unica soluzione percorribile. Al centro ci sono le nuove piste ciclabili ricavate all’interno delle carreggiate stradali, come quella inaugurata due settimane fa in via Morane dopo la partenza dalle vie Tagliazucchi e Grimelli. E mentre i cittadini si dividono sull’utilità dell’intervento, a promuoverlo è la Fiab, la sezione modenese della Federazione ambiente e bicicletta. «Per prima cosa dovremmo smetterla di chiamarle “d’emergenza” - fa notare il presidente Eugenio Carretti - intendiamoci, lo abbiamo fatto per primi noi quando le abbiamo proposte ad aprile, in presenza di una normativa in evoluzione, per poter dare una soluzione alternativa al trasporto pubblico a settembre. Ma adesso siamo a dicembre e nel frattempo le corsie ciclabili sono ufficialmente nel codice della strada, e quindi bisogna iniziare a parlare di nuova rete ciclabile permanente. O qualcuno pensa che finita l’emergenza spariranno o si trasformeranno in piste ciclabili?».
Giudizio positivo, insomma, anche perché «una città moderna non può prescindere da una redistribuzione degli spazi stradali che privilegi pedonalità, trasporto pubblico e una infrastruttura ciclabile capillare in ogni strada, dove le “bikelane” sono un tassello fondamentale di questo mosaico».
Il presidente Fiab ricorda quindi che «l’Italia è un Paese con infrastrutture ciclabili largamente insufficienti in gran parte delle città (compresa Modena), e se vogliamo colmare il gap in fretta e portare tanta gente ad abbandonare l’auto, non c’è altra soluzione. Del resto, i tempi ed i costi di progettazione di una pista ciclabile sono almeno sei volte superiori a quelli di una corsia in carreggiata». E a chi fa notare - come i residenti di via Morane - che in questo modo si tolgono spazi alle auto, creando pericoli per gli stessi ciclisti, la Fiab replica spiegando che «tutto ciò è inevitabile, se si vuole dare un senso compiuto alla “priorità della mobilita sostenibile”. Peraltro, in via Morane c’era una corsia per senso di marcia, e una corsia per senso è rimasta. Semplicemente la corsia si restringe, ma dove prima ci stavano cento auto continuano a viaggiare cento auto, che però non hanno più margini per superare i limiti di velocità, sorpassarsi agevolmente, parcheggiare dove capita anche fuori dagli stalli: il vero cambiamento imposto da corsie stradali più strette è una forzatura ad evitare i comportamenti pericolosi della mobilità urbana. E quello di ottenere, di conseguenza, una riduzione della velocità di transito. In via Morane non è stato tolto nemmeno un parcheggio “ufficiale”, e alla fine i tempi di percorrenza dall’inizio alla fine saranno (forse) più lenti di poche decine di secondi».
La Fiab invita quindi il Comune ad «abbandonare ogni ambiguità e dichiarare che ogni sforzo verrà fatto per convincere i cittadini ad usare il mezzo giusto per ogni movimento. Non può essere che il 45% dei tragitti sia fatto con un’auto privata per spostamenti sotto i 2,5 chilometri in una piccola città di pianura. E’ un problema di vivibilità, attrattività, sicurezza ed anche ricchezza della città». L’associazione chiude quindi con una stoccata al Comune: «Abbiamo giudicato il Piano della mobilità sostenibile inadeguato perché non alloca priorità e risorse adeguate al cambiamento necessario - chiude il presidente Carretti - pensiamo che ci siano nell’amministrazione modenese tutte le competenze e risorse per un cambio di passo». —
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