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l’intervista  

«Non solo soccorso Tra le nostre priorità formare i cittadini per la prevenzione»

Serena Arbizzi
«Non solo soccorso Tra le nostre priorità formare i cittadini per la prevenzione»

Il comandante dei vigili del fuoco Lomoro traccia il bilancio «Di Modena mi ha colpito la cordialità delle persone»

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Serena Arbizzi

«Di Modena mi ha colpito subito la cordialità delle persone. Noi del sud, nel nostro immaginario collettivo di adolescenti, abbiamo sempre visto Bologna come un mito. Qui c’è un’attenzione particolare al sociale».

Il comandante provinciale dei vigili del fuoco Giuseppe Lomoro non ha dubbi nel descrivere la sua settima assegnazione, cioè Modena.

Comandante, si è appena concluso un anno che ha richiesto un intenso lavoro. Com’è progettata la macchina del soccorso?

«Abbiamo cinque distaccamenti permanenti, più la centrale, e cinque volontari. Si cerca di raggiungere uno scenario di intervento con un tempo massimo di 20 minuti. Specie nelle zone montane questo è complicato. Ci aiutano i distaccamenti volontari. Nei piccoli centri c’era, e c’è tuttora, bisogno di unire le forze. Così nascevano questi distaccamenti: i più “antichi” sono nella Bassa. In tutto contiamo su circa 300 uomini: un numero che oscilla spesso. Non abbiamo gravissime carenze, rispetto ai numeri tabellari, messi in discussione, però, dai tanti pensionamenti. Sono circa tra il 20 e 30% i vigili del fuoco arrivati da fuori».

Qual è uno degli aspetti su cui puntate di più?

«Quando c’è un incendio spariscono il lavoro e i ricordi di generazioni. Noi aspiriamo, quindi, alla maggiore prevenzione. Modena ha una grande presenza di edifici storici, tutelati anche da noi con le pratiche antincendio. Dallo studio alla parte finale autorizzativa tramite Scia cui segue un sopralluogo di verifica da parte nostra: l’iter richiede molti passaggi di competenza dei vigili del fuoco. Poi, la formazione. Una volta quando c’era un principio di incendio, la gente usciva per strada e nel frattempo il rogo devastava l’edificio. Adesso, i dipendenti formati possono spegnere le fiamme riducendo i danni. Poi la parte straordinaria: nelle calamità naturali noi siamo la componente fondamentale della Protezione civile, la prima risposta alla popolazione sul posto. A Nonantola, poche settimane fa, siamo riusciti in breve tempo a dispiegare un numero rilevante di squadre grazie anche al supporto dai Comandi della regione e da fuori».

Rispetto alla pandemia, come vi siete attrezzati?

«Dalla riduzione del personale negli automezzi, all’uso delle mascherine, al tenere le distanze, ai divieti di assembramenti, fino ai controlli della temperatura: abbiamo adottato le misure classiche. Dal punto di vista degli interventi, abbiamo dato direttive per i soccorsi in casa. Noi abbiamo avuto due casi gravi di Covid che hanno richiesto il ricovero: per fortuna si sono risolti positivamente. Il medico del Comando, poi, è un infettivologo e la sua presenza garantisce la possibilità di effettuare anche test al nostro interno. Finora abbiamo fatto un paio di screening dii massa. Dopo l’alluvione, chi è stato alla Protezione civile a Marzaglia, dove più persone si sono trovate nella stessa stanza, è stato sottoposto a tampone».

C’è qualche episodio particolare che le ha già fatto entrare nel cuore Modena ?

«Quello che ha visto protagoniste la simpatia e la generosità con cui una commerciante, Dina Serafini, ha effettuato una donazione ai vigili del fuoco, contribuendo in modo importante all’acquisto di cinque mezzi e al recupero dell’hangar all’ex autodromo». —

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