Silvestri (Pd): «Unione, pronti a fare un accordo insieme a Mirandola»
MIRANDOLA. Sono iniziati i contatti informarli tra sindaci ed emissari di Unione e Mirandola per trovare una soluzione condivisa all’exit. Gli ultimi report, firmati dal consulente Giuseppe Canossi e dal direttore generale Pasquale Mirto, hanno infatti evidenziato l’insostenibilità dell’Unione a 8 Comuni, almeno per com’è adesso. Un ruolo decisivo nel tavolo lo avrà ovviamente il Pd, che nella Bassa è coordinato da Simone Silvestri.
Allora, Silvestri, i consulenti dicono che senza Mirandola l’Unione non regge: cosa cambia questo nei vostri piani?
«È evidente che, con l’uscita del Comune più forte, la vecchia architettura va in crisi, ma i consulenti dicono anche che se ne può costruire un’altra e che il percorso di Mirandola-exit è molto accidentato, come avevamo previsto. Aggiungo anche che la rottura dell’Unione sarà un danno per tutti».
Veramente, la Lega mirandolese sostiene il contrario…
«Noi stimiamo (ed è una stima per difetto) che la rottura costerà ai Comuni e quindi ai cittadini della bassa non meno di un milione e 200mila euro, tra maggiori costi e minori entrate. Anche Mirandola avrà una ricaduta negativa di non meno di 300mila euro. Senza contare le ricadute negative sulla quantità e la qualità dei servizi offerti ai cittadini della bassa».
Ma se è così, perché non vi fermate?
«Questo bisogna chiederlo al sindaco Greco. Noi siamo pronti a discutere la riforma dell’Unione a nove, ma se non sarà possibile siamo pronti a fare un accordo per ridurre i danni, perché se si dovesse procedere in disordine le conseguenze sarebbero anche peggiori».
In sostanza, cosa proponete?
«Proponiamo un accordo politico-istituzionale che consenta a Mirandola di uscire e agli altri otto Comuni di ricostituire una nuova Unione a otto, in tempi ragionevoli per tutti, soprattutto per la riorganizzazione dei servizi ai cittadini e per garantire i diritti del personale, evitando, il più possibile, vuoti e confusione».
Le sembra una prospettiva praticabile?
«Credo che ridurre i danni sia interesse di tutti e che sia possibile, a patto che nessuno si sieda la tavolo con ultimatum o penultimatum. Dal nostro punto di vista, poi, una nuova Unione, anche se ridotta e più snella, sarebbe il modo di mantenere alta la bandiera del territorio e una visione convergente dei suoi interessi e del suo sviluppo». —
F.D.
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