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La Befana Comunista punisce la Gls Carbone anche per Comune e Regione

Gabriele Farina
La Befana Comunista punisce la Gls Carbone anche per Comune e Regione

Il tradizionale appuntamento di Rifondazione torna sui temi della qualità del lavoro: nel mirino gli spedizionieri

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Gabriele Farina

Un sacco di carbone va alla Gls. Altri due andranno al Comune e alla Regione. La Befana Comunista svuota la bisaccia e assegna i premi negativi dell’Epifania. Le pose che assume davanti ai cancelli di via Massarenti sono ironiche. I toni pungenti. «La Gls non solo non rispetta i diritti sindacali, ma soprattutto non rispetta la salute dei lavoratori», la bacchettata di chi porta in dono il carbone. La mente della Befana torna al passato recente dell’azienda. Lo scorso 18 dicembre, il sindacato Si Cobas chiedeva ancora a gran voce più tutele per gli spedizionieri del polo. «A Modena ci sono stati 35 positivi alla Gls - ricordava Enrico Semprini, coordinatore provinciale Si Cobas - che equivalgono a circa il 25% della forza lavoro. Tutto ciò ci sembra impossibile, assurdo». Gli stessi numeri li snocciolano i rappresentanti del Partito della Rifondazione Comunista (Prc) ieri mattina dinnanzi alla sede di Gls. Una sede scelta come simbolo di una protesta più estesa. «Chiediamo siano predisposti i protocolli sanitari per tracciare tutti i lavoratori quando ci sono i contagi - rivendica al telefono Stefano Lugli, segretario regionale Prc - In Gls è accaduto così, ma soltanto dopo le proteste dei lavoratori, gli scioperi e i presidi. Manca un’applicazione automatica dei protocolli». Durante il presidio Si Cobas davanti alla Prefettura di dicembre, Semprini ha lanciato un protocollo a doppia firma (Si Cobas-Adl Cobas). Tra i punti proposti, la sospensione delle attività in un’azienda se un decimo dei lavoratori risulta positivo al Covid. «Sono assolutamente d’accordo - la sponda politica di Lugli - Sarebbe una forma di tutele delle aziende evitare che si contagino i lavoratori. È il motivo per cui domandiamo screening a tappeto». Nel caso specifico, l’azienda ha specificato di aver subito applicato i protocolli di sicurezza. Di aver predisposto sanificazioni degli ambienti e tamponi sui lavoratori, «secondo le indicazioni fornite dall’Asl». Ecco quindi che la rivendicazione si estende dal particolare al generale. Nel quarto Osservatorio “Covid-19 per le imprese” di Confindustria Emilia Centro è emerso che il 3,5% delle aziende associate non adottava operazioni di sanificazione. Il 12,2% non differenziava gli ingressi e le uscite per evitare le occasioni di contatto. Il 24,6% non rilevava la temperatura dei dipendenti all’ingresso. «La salute viene prima dell’aspetto economico - ribadisce Lugli - Per questo motivo, chiediamo di affrontare il discorso economico con le istituzioni. Sono state proposte negli ultimi mesi soluzioni come i ristori. Potrebbero essere misure utili per evitare il proliferare dei contagi. Contagi che determinano ricadute economiche ancora peggiori rispetto al costo per applicare i protocolli». Protocolli su cui, attacca Rifondazione Comunista, spetta alle istituzioni il compito della sorveglianza. «Lascerò i compagni alle lotte in fabbrica - l’annuncio della Befana Comunista - e porterò il carbone a chi è stato molto più cattivo di loro. Sono le istituzioni che non hanno vigilato: il Comune e la Regione». —

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