Gli edifici da valorizzare Lo studio della nuova città riparte dal Novecento
Altre 24 schede vanno ad arricchire l’Atlante in vista del piano urbanistico L’assessore Vandelli: «Rigenerazione e riqualificazione sono una priorità
Davide Berti
Ci sono case private, come villa Fiaccadori Leonardi in via Sigonio, ma anche spazi più noti come il cimitero israelitico e l’ex gruppo universitario fascista. Si passa da particolari della città pubblica come l’istituto agronomico a veri e propri tratti di città come piazzale Redecocca fino a edifici di produzione e del terziario come le officine Raimondi e Julli. È anche da qui che si partirà per disegnare la Modena del futuro, da una profonda conoscenza dell’esistente per studiarne il presente e il suo ruolo in ottica futura. Sono le ventiquattro nuove schede storico-critiche di edifici e spazi pubblici modenesi pubblicate sul sito web www.cittasostenibile.it a cura dell’Ufficio Ricerche e Documentazione sulla storia urbana del Comune di Modena.
Integrano la versione online degli Atlanti delle architetture del Novecento di Modena pubblicati nei volumi “Città e architetture” e “Città e architetture industriali”. Si tratta di esempi di edifici della città storica del Novecento e di altri realizzati nella seconda metà del secolo scorso, selezionati per il valore formale dei progetti e il significato che le opere assumono nella formazione della città e del suo paesaggio, in termini urbanistici, culturali, storici, economici, sociali e di linguaggio architettonico.
«La città urbanizzata nel Novecento - spiega Anna Maria Vandelli, assessore a Urbanistica e Pianificazione per lo sviluppo sostenibile - rappresenta la periferia storica di Modena e può essere considerata un’estensione del tessuto architettonico antico del centro, in continua relazione con esso, nell’ottica della più complessiva città storica. Da questa relazione emerge, infatti, una organicità tra il centro storico e l’edilizia del primo e del secondo Novecento. Anche in quest’ottica, l’Amministrazione comunale ha assunto la rigenerazione e la riqualificazione del patrimonio edilizio presente in città come una priorità e la politica urbanistica che stiamo realizzando, a partire dallo sviluppo del Pug, il Piano urbanistico generale in corso di definizione che disegnerà la Modena dei prossimi decenni, ha questo come elemento centrale».
Per il Comune di Modena, infatti, è tempo di scelte, che come denominatore comune dovranno avere il saldo zero nel consumo di suolo, per fare in modo che questo non resti solamente uno slogan elettorale: «Attraverso il nuovo piano - prosegue l’assessore Vandelli - ci troveremo a ripensare intere aree da riqualificare e riconvertire. L’obiettivo è rendere la nostra città sempre più bella e di qualità anche nel rispetto e nella valorizzazione di quelli che sono gli edifici architettonici della città storica del Novecento, nonché di interi comparti di particolare valore e significato nel paesaggio urbano modenese, come i quartieri Ina Casa che necessitano di interventi di riqualificazione in grado di valorizzare impianto urbanistico ed elementi tipologici che hanno assunto una caratteristica identitaria per l’intera città».
Quando la città sarà completamente ridisegnata? Serviranno anni, anche se nel prossimo biennio almeno gli interventi privati subiranno una decisa accelerazione con il superbonus 110 per cento.
«Il lavoro comunque è già iniziato - conclude Anna Maria Vandelli illustrando le prossime tappe del Comune - per esempio con l'ampio intervento nell'area nord del Progetto Periferie e con quello nel comparto Ex Amcm dove, a fianco del recupero di edifici industriali di forte caratterizzazione architettonica, per destinarli a nuove funzioni nel settore dell'innovazione e della cultura, nelle prossime settimane prenderanno il via i lavori per la realizzazione di una piazza pedonale e degli edifici che ospiteranno servizi e residenze, dando nuova vita a un'area a ridosso del centro storico». —
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