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Usura ed estorsioni: arrestato Aveva 60mila euro disponibili

F.D.

Il 49enne Andrea Rao, già processato insieme a Rocco Baglio, preso a Formigine Un imprenditore gli stava consegnando la rata del prestito a strozzo di 2mila euro

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Ne ha fatta di strada Andrea Rao in ambiente criminale. Da protetto di Rocco Antonio Baglio e processato nell’inchiesta Teseo sugli appalti e i casi di Serramazzoni, ora l’imprenditore edile di Maranello si è fatto largo nei prestiti a tassi usurai senza disdegnare le estorsioni per incassare i danari. O almeno ne sono convinti i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando Compagnia di Sassuolo, che lo hanno arrestato in flagranza sabato scorso. In quel frangente Rao si trovava nei pressi dell’ex bowling di Formigine e stava incassando una rata di 2000 euro da un imprenditore di Modena.

Ma il faro degli investigatori si erano accesi da tempo sul 49enne domiciliato a Maranello. A novembre, infatti, emerge la percezione che Rao sia al centro di un giro di prestiti illegali. I carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Amara, ne sono convinti quando si imbattono nella storia di un operaio, che a causa di difficoltà economiche si era rivolto a Rao e, dopo aver ricevuto un primo prestito di 5mila euro, si era ritrovato debitore di somme ingenti, restituite per circa 60mila euro, con un tasso d’interesse ben oltre la soglia legale. L’indebitamento complessivo - fino al 2024 - avrebbe raggiunto per un totale di oltre 90 mila euro suscettibili di aumenti in caso di ritardo nei pagamenti delle rate. «Le minacce di ritorsioni: spiegano i carabinieri – avevano portato l’uomo a temere per l’incolumità fisica sua e della propria famiglia, gettandolo in una situazione psicologica di prostrazione».

Le indagini dell’Arma hanno fatto emergere anche un’altra posizione, quella dell’imprenditore di Modena trovato con Rao a Formigine. Aveva ricevuto prestiti per 30mila euro, consegnandone oltre 100mila nell’arco di 18 mesi, con rate mensili e a tassi elevatissimi.

Subito dopo il fermo di Rao – il cui arresto è stato convalidato dal gip Andrea Scarpa – gli investigatori hanno rinvenuti oltre 60mila euro, tra contanti ed assegni, e varia documentazione tuttora al vaglio della Procura. In mezzo al denaro però sono emersi anche due pistole, tirapugni, nunchaku e un finto tesserino di una forza dell’ordine. Elementi che hanno portato il dottor Amara a indagare il 49enne imprenditore edile non solo per usura ma anche per estorsione. E ora, con Andrea Rao in carcere a Modena, si cercano eventuali altre vittime. —

F.D.

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