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l’intervista  

«Con Arcigay ho capito meglio come sono A Carpi debutterà la sezione giovanile»

Serena Arbizzi
«Con Arcigay ho capito meglio come sono A Carpi debutterà la sezione giovanile»

La 26enne Chiara Buldrini: «Mi definisco come persona dal genere né femminile, né maschile. Fondamentale il confronto»

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Serena Arbizzi

«Io mi identifico come persona di genere non binario: né femminile, né maschile, quindi. Sono transgender e sentivo la necessità che nascesse, anche vicino a casa mia, un’associazione dove potessi sentirmi a mio agio, dove confrontarmi con altri e stare in compagnia».

Chiara Buldrini ha 26 anni ed è carpigiana. Tramite il suo spirito d’iniziativa nascerà l’Arcigay di Carpi, in particolare la sezione dedicata ai giovani. Se, in passato, infatti, c’era stato qualche tentativo di dare vita all’associazione, adesso un gruppo di giovani si è organizzato in modo più strutturato e, nonostante la pandemia, ha già fissato un calendario di incontri per discutere sui temi della sessualità, ma non solo.

Chiara, perché ha sentito l’esigenza di far nascere l’Arcigay anche a Carpi?

«Volevo persone vicine con le quali poter condividere i miei sentimenti, con cui confrontarmi per capirmi e per capire il contesto sociale. E volevo fare questo vicino a casa. Se, infatti, è vero che esistono associazioni Arcigay a Modena e Reggio, d’altro canto, ne ho sempre desiderata una più a portata di mano. Così che anche qualche giovane impossibilitato a spostarsi possa aderire ugualmente, una volta che i dibattiti e gli incontri potranno ritornare in presenza».

Lei si definisce di “genere non binario”: può illustrarci in che cosa consiste questo concetto?

«La mia presa di consapevolezza è stata molto travagliata. Da ragazzina ho sempre pensato di essere strana e non ho mai capito perché. Mi confrontavo con gli altri e, in me, vedevo qualcosa di diverso».

Come ha sviluppato questa consapevolezza?

«A livello biologico riguarda come vedo il mio corpo. Provavo quella che viene chiamata disforia di genere. Non mi sentivo a mio agio con il mio corpo. L’avvicinarsi a comunità Lgbt (lesbiche, gay e transessuali, ndr) e la vicinanza all’Arcigay di Modena e Reggio mi ha aiutato a conoscermi e scoprirmi meglio. E a non avere paura di quello che provavo. Ho capito che esistono i transgender e sono soltanto degli stereotipi quelli che accostano questa definizione a persone travestite. È un mondo molto più complesso. Quando ho compreso questo, ho iniziato a sentirmi molto meglio».

Lei è fidanzata?

«Sì, sto con un ragazzo. Quando ci siamo conosciuti lui sapeva bene quale fosse la mia posizione. Mi ha confidato di essersi innamorato perché gli piacciono i tipi come me, un po’ più mascolini. Il mio ragazzo è pansessuale».

Che cosa significa?

«Lui si innamora della personalità, va oltre rispetto ai generi. Ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa a un concerto, tramite amici comuni».

I suoi genitori come hanno vissuto il suo coming out?

«Inizialmente erano preoccupati, ma in senso buono, non per quanto ho confidato loro. Temevano che non sarei stata capita o che avrei potuto subire delle ritorsioni. Poi, però, si sono tranquillizzati, vedendo anche tutte le lotte per la conquista dei diritti che si sono sviluppate negli ultimi anni».

Dal comprendersi meglio alla decisione di fondare Arcigay a Carpi.

«Ho visto che esistevano degli account Instagram e Facebook, ho scritto qualche messaggio per tentare di capire se esistesse già una comunità carpigiana. Mi ha risposto un ragazzo dei Giovani Democratici che mi ha consegnato il testimone, confermandomi che c’era stato qualche tentativa di far nascere l’associazione, ma poi si era un po’ tutto arenato. Ero titubante, all’inizio. Temevo di eventuali reazioni che avrei potuto riscontrare intorno a me, da parte di chi, magari, non avrebbe condiviso la mia scelta. Avevo paura di trovarmi chissà cosa sotto casa. Poi ho preso il coraggio a quattro mani e mi sono detta: “Andiamo avanti lo stesso”. E insieme a me c’è un bel team con cui ci incontriamo on line».

Pensate di trovare anche una sede, una volta superate le esigenze legate alla pandemia?

«Ci piacerebbe molto. Se ora ci incontriamo on line, in futuro vorremmo avere una sede fisica, magari ospiti di un circolo Arci». —

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