Fiori e corone per i sei morti nel giorno del ricordo
Autorità e sindacati presenti alla commemorazione della strage del 1950 Il sindaco Muzzarelli: «Le loro vite per la democrazia, il lavoro e la nostra dignità»
Come ogni anno il 9 gennaio, la famiglia Appiani ha deposto un mazzo di rose rosse sotto il cippo in ricordo del loro caro, uno dei sei giovani uccisi durante la manifestazione alle Fonderie. Accanto altri bouquet e corone di fiori compresa quella di Rifondazione Comunista. Nello slargo davanti alla torre piezometrica, dove si trova il cippo, si radunano i modenesi. Quest’anno pochi per la verità a causa delle misure anti Covid. Poi ci sono i sindacati, Cgil Cisl e Uil, e le autorità: il presidente della Provincia Gian Domenico Tomei, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, gli assessori Andrea Bosi e Andrea Bortolamasi, altre figure istituzionali e il gonfalone modenese. I fatti del 1950 restano una ferita aperta per la città anche nell’anno del Covid, che ha modificato la tradizionale celebrazione civile che tutti gli anni si tiene davanti alle ex Fonderie.
Il sindaco ha però colto l’occasione a margine del ricordo, a 71 anni da quei drammatici fatti, per parlare di ieri e di oggi.
«Non dobbiamo dimenticare chi ha perso la vita mentre manifestava per il lavoro e per i diritti, lasciandoci un’eredità che trova le basi anche nei valori della democrazia e della libertà, da cui non si può prescindere, che caratterizzano la Costituzione italiana», ha detto Muzzarelli.
E ha poi aggiunto: «Modena non dimentica, Modena è impegnata ogni giorno a costruire opportunità, lavoro e futuro e in questo momento per superare il dramma del Covid e quindi ricostruire le condizioni di ripartenza perché sappiamo che solo col lavoro di qualità è possibile ripartire e ricreare condizioni di uguaglianza e di vista sociale di una comunità. Dobbiamo difendere la democrazia ogni giorno. Gli Stati Uniti ci stanno insegnando quanto è delicata. E quanto è importante la dignità umana come riferimento. Per noi quindi libertà, lavoro e democrazia sono elementi fondamentali di una comunità responsabile come quella modenese. Ecco, questo è il nostro impegno ogni anno qui ricordando queste sofferenze e queste morti. È un impegno per continuare un cammino comune».
Quest’anno la commemorazione rientrava nel programma sviluppato dal Comitato per la storia e le memorie del Novecento del Comune di Modena, con il grande manifesto “Perché?”, opera d’arte pubblica di Simone Ferrarini del collettivo Fx a cura di Arci, iniziative dei sindacati Cgil, Cisl e Uil sin dal mattino sui loro canali social e, al pomeriggio con appuntamenti online del progetto “Rivoluzioni: persone, luoghi ed eventi del Novecento tra crisi e trasformazioni”, nato nel Comitato per la storia e le memorie del ‘900 e ideato da Istituto storico e Centro documentazione donna con la collaborazione scientifica della Fondazione Collegio San Carlo e il sostegno di Fondazione di Modena.
In particolare, in diretta web sul sito e sul canale YouTube del progetto Rivoluzioni e sulle pagine Facebook dell’Istituto storico di Modena e del Centro documentazione donna si è svolto il dialogo a più voci con Carlo Lucarelli, Paolo Nori e Marco Dieci a partire dallo spettacolo realizzato in occasione del 70° anniversario. Alle 18.30 il video di “Fonderie 9 gennaio 1950” è stato visibile sugli stessi canali digitali. Il racconto di Lucarelli, con l’autore, Nori, Beatrice Renzi e Dieci a chitarra e voce, è andato in scena il 10 gennaio 2020 alla Tenda di Modena. —
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