Offese inviate a Bhatti Indagano i carabinieri
Non è passata inosservata la lettera di offese ricevuta al luogo di culto sciita del Biscione di via Unione Sovietica, indirizzata a Hasnain Abbas Bhatti, il pakistano che dopo un iter travagliato durato 16 anni ha potuto ottenere la cittadinanza italiana.
Sulle offese riportate nella missiva ora indagano i carabinieri, che hanno contattato Bhatti nella serata di venerdì. «Ho ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà, che mi hanno rincuorato – dice interpellato telefonicamente il 24enne – Il capitano dei carabinieri Alessandro Iacovelli, venerdì sera mi ha chiamato per chiedere ulteriori informazioni su come fossero andate le cose. I carabinieri, inoltre, sono passati a ritirare la lettera dicendomi che l’avrebbero esaminata per risalire all’autore. Mi hanno garantito che faranno tutto il possibile per vedere se ci sono impronte o altri rilievi utili. Ho apprezzato questo gesto. Ero indeciso se fare o meno denuncia».
Come riportato dalla Gazzetta ieri, Hasnain non nutre rancore nei confronti di chi ha spedito quella lettera: «Lo inviterei a bere un caffè per confrontarci, ma anche a fare una gara di italiano», scherza.
La lettera contiene questo testo: “A Rabat e a Marrackesh, giorni addietro, vostri connazionali poliziotti vi hanno pestato. Lavatevi che puzzate».
Il “messaggio” prosegue con l’invito, condito da turpiloquio, a emigrare in Svizzera o in Austria. Nei confronti di Hasnain si è scatenata una grande ondata di solidarietà dalle tante persone che lo conoscono in città, ma anche fuori: Bhatti è titolare di due uffici Caf, uno a Carpi e uno a Sassuolo. —
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