Giovanardi, il caso torna al Senato «Le sue pressioni erano lecite?»
Sarà il parlamento a valutare se il politico andrà processato sul caso white list e le minacce all’Arma
Francesco Dondi
La rivelazione dei segreti d’ufficio e la minaccia ad un corpo politico dello Stato, reati per cui è imputato, facevano parte delle sue prerogative parlamentari o sono elementi che meritano di essere analizzati in un processo? È di fatto questo il quesito che il tribunale di Modena, presieduto da Pasquale Liccardo, ha sollevato nella seconda, interlocutoria udienza del procedimento a carico dell’ex senatore Carlo Giovanardi. E così gli atti tornano per la seconda volta in pochi anni in parlamento, che già si era espresso in passato sull’utilizzo di intercettazioni e tabulati telefonici. Saranno quindi i pares di Giovanardi a dover decretare se il suo comportamento sia stato corretto e comunque all’interno del perimetro entro cui un politico debba stare.
A Roma, a questo punto, andrà verificato, ad esempio, se il diritto di critica - quella che Giovanardi ha sempre sostenuto di aver esercitato - fosse lecita. Oppure se effettuare azioni ispettive come quelle sulle white list del sisma e collegate alle famiglie Bianchini e Baraldi fosse corretto fino ad andare a chiedere lumi al vice prefetto e al mondo investigativo del Girer. Ma il Senato dovrà entrare anche su quelle che sono state segnalate come minacce ai vertici dei carabinieri di Modena, a cui Giovanardi si rivolse con toni minacciosi nel perorare la causa dell’azienda edile della Bassa, esclusa dalla lista di merito e travolta poco dopo dall’inchiesta Aemilia. E ancora se apprendere segreti in prefettura autorizzava Giovanardi a farli trapelare per agevolare i Bianchini a rientrare nella white list della ricostruzione del terremoto.
Sarà quindi la Giunta della autorizzazioni e a seguire il Senato - che già si deve esprimere in modo definitivo sulla precedente vicenda dei tabulati - a dover decretare sul futuro del senatore.
Il tribunale di Modena ha fissato la prossima udienza al 24 maggio quando spera di poter già avere un’indicazione da Roma. Ma considerando i tempi tecnici della politica ci si potrebbe trovare nella surreale situazione di non avere ancora risposte e di dover quindi decidere come procedere: rinviare l’udienza o iniziare la fase dibattimentale? E se il Senato invece dovesse considerare le azioni di Giovanardi come prerogative di un parlamentare mentre il tribunale di Modena facesse una valutazione diversa? In tal caso sarà la Corte Costituzionale a dover decidere.
Comunque la si guardi il ginepraio è ancora lontano dall’essere districato, ma per il momento la Procura, rappresentata dai dottori Monica Bombana e Giuseppe Amara, hanno scongiurato il proscioglimento immediato del senatore come invece richiesto nella prima udienza dai suoi legali proprio per ragioni di costituzionalità. —
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