«No alla disobbedienza civile ma lo Stato ci penalizza»
Bertagni: «Qualcosa si sta deteriorando nel rapporto fra istituzioni e imprese ma la contestazione deve restare all’interno delle regole»
Cna Modena chiarisce la propria posizione su uno dei temi del giorno: le proteste da parte delle categorie più colpite dai provvedimenti dovuti alla pandemia.
Dai ristoratori ai gestori di palestre, dagli imprenditori della cultura e del benessere a quelli del turismo. Cna sottolinea che sono le attività più penalizzate e, di conseguenza, quelle nelle quali il disagio, in qualche caso addirittura la disperazione, è più diffusa.
«Qualcosa si sta deteriorando – dice Cna – nel rapporto tra chi vive le situazioni più gravi e lo Stato, perché dietro a un ristorante, a una palestra, spesso non c’è solo un’attività economica, ma anche un progetto di vita».
«Tuttavia – dice Primo Bertagni, presidente di Cna Modena Commercio e Turismo, unione che accorpa anche i ristoratori – siamo convinti che un’associazione non possa e non debba cavalcare il clima di disobbedienza civile che sta serpeggiando nelle categorie coinvolte. È comprensibile - continua Bertagni - e anche giustificata la contestazione, ma all’interno del sistema di regole su cui si basa la nostra comunità. È altrettanto vero che queste regole debbano essere condivise, e gli ultimi provvedimenti non sono certo andati in questa direzione. Sotto questo profilo, la mancanza di programmazione non aiuta: decreti ed ordinanze sono presi nel giro di poche ore, quando un ristoratore avrebbe bisogno almeno di qualche giorno per programmare acquisti, vendite e consumi. Le regole sono spesso interpretabili, e quando entra in vigore un provvedimento ci si trova costretti ad aspettare un paio di giorni per chiarire. E oltre a essere soggettive, le norme non sono verificate, nel senso che la mancanza di controlli penalizza chi nella sicurezza ci crede e ci ha investito».
«Si tratta di problemi, di approssimazioni – aggiunge Bertagni – che potevano essere giustificati nella primavera 2020, in piena emergenza, ma non oggi, visto che abbiamo già maturato una certa esperienza. I ristori: non ha alcun senso che questi vengano distribuiti sulla base dei codici Ateco o sulle differenze di fatturato ad aprile. L’Agenzia delle Entrate ha a disposizione i dati fiscali praticamente in tempo reale: attribuiamo allora gli indennizzi sulla base dell’effettivo calo di fatturato. Ad esempio, facciamo il confronto sui ricavi nel periodo natalizio 2019 e 2020 per individuare i prossimi ristori e comprendiamo tra i beneficiari anche le attività a monte di questi settori: i rappresentanti di prodotti alimentari per la ristorazione, ad esempio, e le lavanderie industriali».
«Perché – conclude Bertagni - il modo migliore per togliere ragioni alla protesta e dare alternative sono risposte concrete. Non certo, ad esempio, prepararsi ad inviare indiscriminatamente 50 milioni di cartelle fiscali». —
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