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il processo sospeso 

Giovanardi, bordate contro Libera e Cgil

F.D.
Giovanardi, bordate contro Libera e Cgil

Il politico: «Avevo ragione io, sarà il Senato a dover decidere il mio futuro. E non capisco quelle costituzioni di parte civile» 

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Il futuro del suo processo, in cui risulta imputato per minacce a corpo politico dello Stato e rivelazione di segreto d’ufficio, lo deciderà il Senato, che dovrà decretare se sul caso white list abbia esercitato le prerogative parlamentari di critica e di ispezione o se merita che le sue condotte vengano analizzate dai giudici. Ma intanto Carlo Giovanardi si gode la scelta del tribunale di Modena, che ha disposto l’invio degli atti di nuovo al parlamento.

Giovanardi, il primo round lo ha vinto lei?

«Lo avevo già anticipato ma qualcuno non mi aveva creduto. È corretto che il tribunale di Modena chieda al Senato di valutare la mia attività parlamentare di denuncia o critica. Io stavo facendo azioni di cui ho prerogativa».

In quel caso, però, l’avrebbero prosciolta e invece spetterà al Senato fare un passaggio.

«Sono stato presidente, dal 2006 al 2008, della Giunta per le autorizzazioni e non ho mai visto una cosa simile. La Giunta ha autorizzato l’uso di tabulati e un’intercettazione, ma quell’atto deve ancora essere ratificato dall’Aula. Ora la Giunta dovrà anche decidere su tutto il mio operato. E credo che, correttamente, il presidente Maurizio Gasparri, sostenuto all’unanimità dagli altri senatori, abbia chiesto al tribunale quali atti pensa di usare. Se i pm vogliono sfruttare i video di Bianchini allora tocca al Senato deciderlo».

Lei crede che il Senato potrà fare l’istruttoria in tre mesi, ossia il tempo che manca alla prossima udienza?

«Non è di mia competenza decidere o sollecitare le tempistiche né alla presidente del Senato e neppure a Gasparri. A me preme che passi un messaggio: nel mio processo c’è in gioco la tutela dei rappresentanti del popolo quali siamo noi parlamentari».

Sembra un appello alla difesa corporativa.

«Secondo lei non è corretto che un parlamentare critichi quando la pubblica amministrazione annienta le aziende sane? Con la mia azione ho salvato tante attività che erano state escluse e poi reimmesse in white list. La Baraldi è fallita per i danni causati dalle interdittive. Ho sempre detto che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli e invece guardate la storia di Alessandro Bianchini che si è visto togliere l’aggravante mafiosa in primo grado e restituire tutta la sua azienda in Appello. La tutela delle aziende sane è anche tutela dei lavoratori».

A proposito, la Cgil sarà parte civile.

«Ecco, sono stupito. Mi dicono ci sia Libera contro le mafie, ma cosa c’entra nel mio processo? L’aggravante mafiosa è subito caduta. Poi se vogliamo dire che l’associazione di don Ciotti può essere parte civile in ogni processo perché è contro i reati allora lo si dica. Paradossale anche la Cgil che ora vorrebbe da me i danni perché alcuni operai l’hanno abbandonata nel periodo della mia critica alla white list: dicevano che non salvaguardavano i loro posti di lavoro. Quindi, io difendevo le aziende e l’occupazione, e la Cgil ora vuole i danni perché perdeva iscritti. Assurdo».

Lei si sente perseguitato?

«Ai magistrati di Modena ho portato documenti e memorie. Ho parlato loro della situazione e del mio ruolo ispettivo: il pomeriggio mi hanno citato a giudizio. Io voglio capire come un imprenditore onesto può non finire nei guai. Pensate, ad esempio, a Gino Gibertini, assolto in Aemilia ma condannato in primo grado per contatti con certa gente. Io ho sempre chiesto alle forze dell’ordine riscontri su alcune persone sospette e la risposta è stata quella di celarsi dietro la privacy. Lo vogliamo fare un serio ragionamento su questo fronte?». —

F.D.

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