Tutti per il Conte ter: «Prima i cittadini»
Il sottosegretario Maria Cecilia Guerra: «Motivazioni incomprensibili». Giuditta Pini: «La crisi c’era già, ma ora non aiuta»
Davide Berti
Daniele Montanari
Conte ter o voto? Nello scenario di crisi aperto da Renzi, i parlamentari modenesi sembrano propendere soprattutto per il primo scenario, anche se ci sono dei distinguo. «Mi sembra che sia importante provare fino in fondo a trovare un punto d’incontro, perché le ragioni alla base di questa crisi sono abbastanza incomprensibili o perlomeno superabili» sottolinea Maria Cecilia Guerra (Articolo Uno), sottosegretaria al ministero dell’Economia. «Credo che questo Governo, pur coi suoi limiti, abbia fatto tantissimo per il lavoro, il sostegno alle attività economiche e alle famiglie colpite dalla crisi, ma anche per la tutela della salute. Col Recovery Plan sta predisponendo un piano ambizioso in grado di dare al Paese una spinta significativa verso la ripresa, su nuove direttrici di innovazione tecnologica. È un momento di grande investimento politico da parte di questa maggioranza, e non riesco a capire perché Italia Viva se ne voglia sfilare, non capisco quali motivi forti la mettano in difficoltà nel parteciparvi. Io sono per provare a riannodare i fili: non penso sia possibile una maggioranza diversa e soprattutto un altro Presidente del Consiglio in grado di tenerla insieme non lo vedo all’orizzonte».
Il senatore Matteo Richetti (Azione), ex amico di Renzi che nel settembre 2019 non votò la fiducia al Conte II, guarda alla situazione con un retrogusto amaro: «Sentire con un anno e mezzo di ritardo le stesse motivazioni che mi hanno portato a non sostenere il Conte bis farebbe sorridere se la situazione non fosse drammatica. Sembra che Renzi si sia accorto tardi della deriva populista e giustizialista di questo Governo, aprendo una crisi in un momento in cui, con qualunque Governo in carica, la priorità dovrebbe essere solo il contrasto alla pandemia, il sostegno alle famiglie e alle imprese. Ricordo che abbiamo superato gli 80mila morti e che dall’inizio della pandemia si sono persi 10 punti di Pil. Ma siamo senza un piano vaccini, senza un Recovery Plan approvato dal Parlamento e senza uno strumento ristori che contempli tutte le categorie colpite dalla crisi. Ecco, sarebbe stato meglio dare priorità a questo che non a una crisi che finirà con un Conte ter con la stessa maggioranza».
Il Pd è in riunione continua fino a tarda ora, l’onorevole Giuditta Pini si stacca da Zoom per un attimo: «La crisi interna al governo e alla maggioranza era presente da tempo, ma sicuramente aprirla ora e in questo modo non aiuta nessuno». Pini non è certo quella che ha nascosto, negli anni, i suoi mal di pancia. Ma in questo momento prevale una logica più razionale sebbene non accetti, in questa frase, di vedere additato il Pd come uno dei responsabili della crisi: «Il Pd ha provato a fare da mediatore tra Conte e Renzi e tra ultimatum e minacce non è stato facile. Adesso abbiamo il dovere di risolvere questa crisi nel più breve tempo possibile, perché è veramente una crisi e un dibattito grave e lunare quello che sta delineando in queste ore nel Paese». Non dà responsabilità al Pd ma non le vuole dividere nemmeno tra Conte e Renzi: «Non mi metto a fare la bilancia tra le responsabilità perché in questo momento non è utile. Credo che la via di uscita sia il dovere di trovare un dialogo ed una soluzione sul merito e non sui nomi, nel più breve tempo possibile». —
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