«Pmi, una su tre teme a giugno una grave crisi di liquidità»
L’ennesimo allarme è lanciato da Gilberto Luppi, presidente di Lapam Confartigianato, sul futuro prossimo a tinte fosche delle Pmi: «La diffusione dell'epidemia da Covid-19 e gli interventi per contrastarla – dice Luppi – hanno generato un duplice shock sulle imprese, il primo sui ricavi e il secondo sulla liquidità aziendale. I problemi di liquidità sono molto seri per le imprese e in particolare per quelle micro o piccole: una su tre, nella nostra regione, pensa di poter avere una crisi di liquidità entro giugno di quest’anno».
Come evidenziato dall'analisi dell’Ufficio Studi di Lapam, nei primi dieci mesi del 2020 il valore della produzione delle imprese della manifattura, delle costruzioni e dei servizi privati a imprese e persone, esclusi il commercio e la finanza, è diminuito in Italia di 224,7 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari a un calo del 14,4%. E l'enorme caduta dei ricavi ha determinato una prolungata carenza di fondi liquidi: il 33,9% delle micro e piccole imprese ritiene di poter avere seri problemi di liquidità fino a giugno 2021. I timori di fondi liquidi insufficienti sono diffusi un po’ ovunque, in Emilia Romagna il dato è leggermente migliore rispetto a quello nazionale, il 32,2%, ma resta il fatto che una micro e piccola impresa su tre è in questa situazione.
«Gli interventi pubblici a supporto della liquidità – spiega il presidente Lapam – come moratorie e garanzie sui prestiti, hanno attenuato la carenza di fondi, incrementando la domanda di prestiti delle imprese, ma la situazione resta molto precaria: è vero che la nostra analisi evidenzia come a ottobre 2020 i prestiti alle società non finanziarie siano aumentate del 7,4 per cento rispetto un anno prima, ma va sottolineato che il maggiore credito non sta sostenendo l’accumulazione di capitale bensì la gestione della liquidità conseguente al crollo dei ricavi, determinando un aumento degli oneri finanziari. Accedere al credito per fronteggiare la crisi e non per investire farà in modo che, quando le imprese cercheranno di rilanciarsi, non troveranno ascolto dalle banche». —
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