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Alluvione, per i risarcimenti tutti (o quasi) soddisfatti

Chiara Pignatti

Il negoziante Malagoli: «Ho avuto 100mila euro di danni ne ho riavuti la metà» La farmacia Morini: «Riavuti 89mila su 150mila». Burocrazia e lunghe attese

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Chiara Pignatti

BASTIGLIA. Diciannove gennaio 2014. Una data indelebile nella memoria dei bastigliesi. La tragica domenica di sette anni fa l’acqua del Secchia entrava nelle case e nei negozi. I cittadini non dimenticano. Inviano messaggi solidali e aiuti concreti ai nonantolani, alle prese oggi con gli stessi problemi di ieri: la conta dei danni e le richieste di risarcimenti. «Noi non abbiamo chiesto niente», specifica l’edicolante Gardino Tebaldi. Non che i danni fossero mancati. La stima complessiva è stata di 50mila euro e Tebaldi ringrazia ancora il fornitore dei giornali per un contributo ricevuto. «Ci avevano chiesto di contare i bulloni persi - rammenta l’edicolante - Noi li compriamo a numero: come faccio a recuperarli dopo una settimana di acqua e fango? Era impossibile. Come fare l’inventario della merce distrutta?».«Siamo diventate matte a seguire la burocrazia», garantisce Elena Bellelli dal bar Roma. I fondi attesi sono arrivati dopo anni di duro lavoro. Paolo Valli, titolare della tabaccheria in piazza, ne ha dovuto attendere tre dopo aver tenuto chiuso tre mesi con danni di 80 mila euro. L’unico “paracadute” è stata la vendita di sigarette e tabacco in un container. «Anche la casa ha riscontrato danni - ricorda Valli - Tutta Bastiglia è stata inondata. Tuttavia, per l’abitazione i rimborsi sono arrivati nell’arco di un anno». Nel 2015 era già sindaco Francesca Silvestri, confermata nel 2019. «Ogni famiglia aveva presentato una richiesta di contributo - ripercorre Silvestri - Oltre 1800 richieste hanno trovato risposta positiva con un contributo di oltre 300mila euro». Qualcuno ha scelto invece non di chiedere, ma di donare. «Ho preferito mettere a disposizione la frutta e la verdura gratis - il gesto di Roberto Mandrioli, titolare de La Fruteria - o altrimenti avrei dovuto buttare tutto. Poi mi sono rimboccato le maniche e, insieme alla Protezione Civile, ho sistemato la mia bottega». Stefano Malagoli, titolare del negozio di elettrodomestici, ha ancora in mente le montagne di oggetti del negozio davanti la porta. «Dei 100mila euro di danni, me ne sono tornati la metà - ribadisce Malagoli - e tre anni dopo». Il titolare indica l’altezza del bancone in cui l’acqua aveva sommerso tutto. Quintali di merci e mobili, attrezzature e carrelli sono andati persi. «Siamo stati chiusi una settimana - aggiunge Malagoli - Mi hanno dato una mano i miei familiari e la filiale Expert Emilia Romagna che ha anticipato tutto, vista la situazione. Ho cercato di fare prima possibile per la riapertura: tutti avevano necessità di un frigorifero, di una lavatrice perché gli elettrodomestici erano stati sommersi. Com’è successo a Nonantola». La farmacia ha dovuto attendere a lungo prima di poter rientrare dal container alla sede. «Ho richiesto 150mila euro - spiega il titolare Federico Morini - e me ne sono arrivati 89mila: una percentuale corretta». La vera sfida? I rimborsi per i farmaci. «Avevano chiesto tutte le fatture di acquisto delle merci perse - segnala Morini - un lavoro che avrebbe richiesto anni per concludersi». Il parrucchiere Mirco Vincenzi tiene ancora il conto dei giorni. «Avevamo stimato insieme ai tecnici una somma di 15mila euro - conclude Vincenzi - Dopo tre lunghi anni è arrivato tutto. Ma se ci ripenso, sono rimasto chiuso 44 giorni». —

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