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Sedicenne rinchiusa in casolare e sottoposta ad abusi sessuali

Carlo Gregori

È stato per 4 mesi poi la fuga. Il 22 gennaio un giudice deciderà se è in grado di rivivere i ricordi choc

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Carlo Gregori

VIGNOLA. Sarà il giudice delle indagini preliminari di Modena a decidere se una sedicenne di origini straniere è in grado di reggere un’audizione protetta per raccontare cosa le è stato fatto in quattro mesi di segregazione in un casolare fuori Vignola. Un perito psichiatra dovrà spiegare al giudice il 22 gennaio se la minorenne è in grado di rivivere i ricordi dello choc e raccontarlo.

Si tratta di una fase finale delle indagini: l’incidente probatorio è stato deciso proprio per approfondire le accuse della ragazza, quando è riuscita a scappare; accuse che hanno portato a indagare su un caso gravissimo che, oltre alla segregazione, conta anche episodi di abusi sessuali e angherie. Indagati per atti sessuali con minore, sequestro di persona e violenza privata ora sono un 25enne, un 28enne e due uomini di 46 e 48 anni, tutti immigrati di origine africana.

Tutto è iniziato lo scorso aprile. Un pomeriggio, la ragazza, allora quindicenne, residente in un’altra regione, aveva litigato con il padre. La ragazza ha deciso di accogliere l’invito di un giovane conosciuto chattando su Instagram. Non l’aveva mai visto né incontrato, ma in quel momento, spiegandogli la sua esasperazione, ha trovato una persona gentile e comprensiva. Per questo gli ha scritto che quella sera stessa se ne sarebbe andata da casa e l’avrebbe raggiunto, visto che lui si era offerto di ospitarla caso mai fosse andata dalle sue parti. La ragazza, ha preso un treno per Bologna e da lì il trenino per Vignola. L’ “amico” è venuta a prenderla e l’ha portata nella sua abitazione, una casa di campagna fuori Vignola. L’ha sistemata in camera usando parole affettuose, dicendole di non preoccuparsi e riposarsi. Le ha dato un televisore per distrarsi. E si è raccomandato di non far parola della sua presenza con i coinquilini. Non voleva storie. Un giorno o due dopo, quando la ragazza ha detto di voler uscire per fare un giro, l’ “amico” l’ha trattenuta in camera.

I coinquilini, tutti immigrati, sono venuti a sapere della presenza di una ragazzina scappata di casa. E a quel punto la situazione è degenerata. Quando i genitori avevano già segnalato la scomparsa e le ricerche erano già avviate, la ragazza si è trovata isolata, chiusa in una casa sconosciuta senza il cellulare. Quando è scappata, ha raccontato di aver subito visite pressanti da parte dei coinquilini, poi vere e proprie violenze sessuali. Episodi ripetuti senza che lei potesse far nulla per difendersi, senza poter uscire o chiedere aiuto. A modificare questa situazione drammatica di abusi sessuali e costrizioni di ogni genere è stato un telefonino di uno dei suoi aguzzini. Lo ha trovato ed è risuscita a fare delle telefonate, prima a un’educatrice che conosce poi ad alcuni conoscenti. Ha raccontato cosa le succedeva ma non sapeva dove si trovava. I suoi sequestratori si devono essere spaventati quando hanno scoperto le telefonate fatte dalla loro vittima. Uno di loro le ha aperto la porta e l’ha fatta scappare.

Era ottobre. Erano passati quattro mesi in prigionia nella casa di Vignola.

La ragazza, nel frattempo diventata sedicenne, è arrivata a Bologna e ha raccontato tutto ai carabinieri che hanno subito avviato le indagini perquisendo il casolare e indagando i quattro occupanti. —

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