Sassuolo, «Noi “rezdore” cuciniamo per il pranzo dell’amicizia»
Ogni domenica le sei parrocchie preparano menù da asporto per i più bisognosi
SASSUOLO. Ieri mattina, nella parrocchia di Sant’Antonio a Sassuolo, i volontari erano all’opera in cucina: cuffie in testa, grembiuli, fornelli accessi e mascherine. Era infatti il loro turno per il “pranzo dell’amicizia” che, ogni domenica, a rotazione, si sposta su una delle sei parrocchie della città. Il nome, “pranzo dell’amicizia”, nasce dall’idea originaria: in epoca pre-Covid, infatti, questi pranzi, organizzati in presenza, erano destinati alle famiglie bisognose, ma anche alle persone più fragili e sole come gli anziani.
La pandemia non ha però fermato gli infaticabili volontari, che si sono riorganizzati e che adesso, ogni domenica, preparano pranzi da asporto. «Tutto è cominciato circa sei anni fa - racconta Rachele Calvello, volontaria della parrocchia di Sant’Antonio – quando si è insediato Don Giovanni. Quando avevamo la possibilità di organizzare i pranzi in presenza lo scopo era anche quello di tenere compagnia alle persone sole. Arrivavano molti anziani anche dai Comuni vicini». Rachele, che ha iniziato la preparazione del pranzo già sabato, facendo con le proprie mani un centinaio di rosette, spiega: «Non ci siamo mai fermati, nemmeno col Covid. Prima, quando facevamo il pranzo qui nel salone, arrivavano anche quarantacinque persone, stamattina ne verranno più o meno venticinque». In cucina non c’è solo Rachele: insieme a lei Cinzia, Maria Rosaria, Paola, Emilio, Michele, Chiara e Federica.
Ognuno ha un compito. C’è chi cucina, chi sistema con cura le rosette nei contenitori, chi imbusta tutto e chi si prepara a distribuire i pacchi. Viene sempre offerto un pranzo completo: sono gli stessi volontari a donare i viveri a volte e, nelle parrocchie, ci sono anche delle cassette di raccolta per le offerte destinate specificatamente a questo scopo. Anche Cinzia, un’altra volontaria, fa avanti e indietro tra la cucina e la rampa del garage in cui è stato allestito il tavolo con tutte le buste pronte per essere consegnate alle famiglie: «Purtroppo adesso è venuta a mancare una parte molto importante, quella del contatto con queste persone. Ora viene solo chi ha bisogno a livello economico, prima c’era anche chi era solo. Ci sono tanti che hanno situazioni drammatiche, molti di loro hanno bisogno di sentirsi accolti per quello che sono. Noi volontari, quando c’erano i pranzi in presenza, ci sedevamo a tavola con loro per scambiare due chiacchiere, perché si creano dei legami dopo un po’ e questo manca sia a noi che a loro».
Sono per la maggior parte italiane le persone che si rivolgono alle parrocchie per avere un aiuto, ma non mancano gli stranieri, motivo per cui, nei pasti, si tiene conto anche delle loro esigenze alimentari; per esempio, ieri, oltre alle rosette, in alternativa c’era la pasta con ragù solo di manzo. Come detto, sono sei le parrocchie che si alternano le varie domeniche: Sant’Antonio, Braida, San Giorgio, Consolata, Rometta e Madonna di Sotto. «A organizzare i calendari e coordinare tutto – spiega Piera Cavazzoni, che gestisce il pranzo di Braida - è Silvia Schianchi. Sono tante le realtà coinvolte, a seconda della parrocchia. La solidarietà a Sassuolo è tanta, in generale per donare alimenti ci si può anche rivolgere al Melograno, con cui abbiamo una collaborazione per evitare gli sprechi alimentari, o al centro di distribuzione alla Caritas di San Giorgio». —
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