Gazzetta di Modena

Modena

Camorra: blitz anti casalesi in Toscana. Ci sono 34 indagati, sequestri per 8 milioni. Verifiche nel modenese

Camorra: blitz anti casalesi in Toscana. Ci sono 34 indagati, sequestri per 8 milioni. Verifiche nel modenese

Gli indagati avrebbero agito in Toscana sia con società operanti in prevalenza nell'edilizia sia con investimenti nel settore immobiliare.Indagini estese nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Isernia e Caserta.

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA  Trentaquattro misure cautelari eseguite, di cui 4 in carcere, 6 ai domiciliari, 9 obblighi di dimora e 15 misure di interdizione personale con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti all’esercizio di imprese. Disposto anche il sequestro preventivo agli indagati di beni e disponibilità per oltre 8 milioni di euro.

Sono i numeri dell’operazione anti camorra in Toscana, denominata ’Minerva', condotta dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Firenze e dello Scico (Servizio centrale di investigazione contro la criminalità) nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, affidata al procuratore capo Giuseppe Creazzo e al sostituto procuratore Giulio Monferini, per presunti legami con il clan dei Casalesi.

I provvedimenti sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze, Federico Zampaoli. Numerosi i reati contestati ai 34 indagati, tra cui il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il reimpiego, l’intestazione fittizia di beni, l’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti con l’aggravante dell’associazione a delinquere di stampo mafioso per aver favorito il clan camorristico dei Casalesi.

Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, vengono contestati illeciti per fatti dipendenti da reato a 23 persone giuridiche. Le misure cautelari sono state eseguite nelle province di Firenze, Lucca, Pistoia, Treviso, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Roma, Isernia e Caserta.

Le indagini sono nate dallo sviluppo di informazioni che riguardavano numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del casertano, ritenuti dagli investigatori contigui a ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan camorristico dei Casalesi.

Dalle investigazioni sarebbe emerso che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali anche sul territorio toscano.

Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le Fiamme Gialle hanno svelato un complesso sistema di false fatturazioni «a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società cartiere» i cui conti correnti «venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di ’bancomattisti prelevatorì, persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza o di emergenza, remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2 - 3% delle somme monetizzate».

Le somme prelevate, secondo quanto spiegato dagli investigatori, «finivano poi ai promotori dell’associazione a delinquere per essere successivamente riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta».

Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel presunto sistema fraudolento hanno anche chiesto e ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio e finanziamenti garanti dallo Stato ex decreto Liquidità.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google