Negozi sempre più in difficoltà I presaldi non scaldano le vendite
«I crolli vanno dal 30 al 50% con la merce prepagata. Difficile gestire anche i turni dei dipendenti»
Noemi Adabbo
Gennaio è sempre stato sinonimo di saldi: quel periodo dell'anno in cui, dopo il termine delle feste natalizie, si decide di allargare generosamente il nostro armadio. I saldi in Emilia Romagna prenderanno il via il 30 gennaio ma già da ora, anche a Carpi, è possibile intravedere qualche cartello appeso alle vetrine affinchè i clienti si avvicinino. «Le vendite stanno andando discretamente ma a monte rimane sempre il problema della zona arancione che rende impossibile a coloro che abitano nei paesi limitrofi come Correggio, Rolo, Novi, Fabbrico, Reggiolo raggiungerci, dimezzando di fatto la vendita», spiega Davide Gilioli, proprietario del negozio "Gilioli 1921 Multistore"». «Metà dei clienti viene da fuori città e ora stanno venendo soltanto i carpigiani- sottolinea Gilioli - Una perdita che ci è costata una diminuzione del 35% delle vendite rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Diventa problematica l'organizzazione sia degli acquisti che dei turni delle commesse». Anche Aleluna, negozio dal respiro persiano sembra perdere un po' della sua luce in un gennaio più buio del solito. «Le vendite si sono ridotte drasticamente. Il flusso di gente è molto lento. Oltre alla limitazione degli spostamenti un altro deficit è rappresentato dalla chiusura dei bar, calamita di clienti anche per noi», spiega il proprietario Kiran Carretti che ha registrato un crollo delle vendite al 50%. «La disuniformità dell'avvio stesso della stagione dei saldi, già di per sè, è stata penalizzante unito alla questione dei colori delle zone», sottolinea Massimo Poletti, titolare di Ventanni, negozio storico per la moda. «C'è chi ci chiama chiedendoci se siamo aperti e lavorare così diventa veramente difficile. Ci aspettiamo un calo del 50% e, ormai, il capo più richiesto è la tuta da ginnastica per stare in casa», conferma amareggiato Poletti. «Il problema più grosso è rappresentato dall'anticipo con cui la merce deve essere ordinata: il mondo della moda lancia i nuovi modelli già l'anno prima», conclude. Matteo Ricchetti della pelletteria Emmerre, a dispetto della situazione, assume un approccio lievemente più ottimista riconoscendo la possibilità conferita ai negozianti di continuare a tenere aperta la propria attività. «Un po' si vende nonostante la flessione. Sicuramente noi siamo tra i più fortunati se penso ai ristoratori, ai cinema o ad altre attività legate allo spettacolo. Il calo del fatturato è del 20/30%...».
Purtroppo non si distanza dall'esito di questo periodo neanche Susanna Di Esposito di Bellelli, rinomato negozio di calzature: «È problematico anche gestire la clientela che chiama e gestire il numero dei dipendenti al lavoro. Chiudere significa tenersi sulle spalle un acquistato di sei mesi prima. È tutto una catena». —
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