San Felice cerca un consulente e l’Unione chiede 800mila euro
Continua la partita a scacchi sulle strategie innescate dalla Mirandola-exit Un professionista analizzerà i costi-benefici e darà un aiuto ai consiglieri
SAN FELICE. Quasi tre ore di Consiglio comunale per sviscerare la Mirandola-exit ma soprattutto decidere quale futuro dare all’Unione. San Felice sceglie di affidarsi ad un consulente per capire quali saranno i costi-benefici di un possibile recesso generale ed eventualmente la creazione di un ente analogo, magari che riparta dai servizi che - a oggi - tutti gli 8 Comuni rimasti già hanno conferito.
Il sindaco Michele Goldoni, Francesco Pullè, Alessandro Fortini, Maria Golinelli, Davide Baraldi, Manuele Goldoni, Alvise Abbottoni. Tutti hanno provato a portare il proprio contributo di domande e dubbi a cui il manager Pasquale Mirto e il consulente Giuseppe Canossi hanno tentato di rispondere e fare chiarezza. La situazione attuale può essere sintetizzata nel passaggio di Mirto che ammette “siamo nel pantano”. Una visione plastica dovuta all’uscita di Mirandola, ma soprattutto alla situazione che riguarda il personale. Molti dipendenti, come decretato dalla Corte dei conti, torneranno a Mirandola mentre nell’Unione resterebbero poche professionalità e uffici sguarniti. Si parla, tra l’altro, di 35 addetti che non conoscono ancora il proprio futuro, 18 dei quali con contratti a termine in quanto somministrati del sisma a cui, però, sono spesso affidati uffici e front-office.
«Se lo ritenete opportuno – ha aggiunto Mirto – bisogna investire e rendere autonoma l’Unione. A questo punto penso serva un intervento risolutivo».
La serata ha però proposto alcuni spunti non secondari: è infatti emerso che Mirandola vorrebbe gestire in convenzione solo il canile e il Ced, ma soprattutto sta cercando di trattenere per sé il comandante della Polizia locale, Gianni Doni. Una mossa che certifica l’intenzione di non proseguire sull’idea di un percorso unitario sulla sicurezza, lasciando invece presidi con personale ridotto e spesso sguarniti.
Ma al dottor Canossi scappa anche un’anticipazione pubblica relativa alla tenuta del bilancio di previsione 2021 che vive una situazione critica. Servono infatti 800mila euro per mantenere i conti in ordine. Soldi che sono in particolar modo connessi ai costi del Covid per quanto riguarda le contromisure nelle case di riposo e a sostegno degli educatori scolastici che lavorano con gli studenti con certificazione o disabilità. Mirandola, e questo è un aspetto che nella città dei Pico risulta poco gradito, dovrà versare 290mila euro; a San Felice vengono chiesti 160mila euro, mentre Concordia si attesta a 83mila euro. San Prospero, unico paese che come Mirandola ha conferito tutto, deve versare 58mila euro; 62mila euro sono quelli di Medolla e 41mila risultano a carico di Camposanto. San Possidonio si attesta a 9mila euro, mentre Finale metterà a bilancio poco meno di 30mila euro a dimostrazione dei pochi servizi conferiti. Finale che il Pd candida a nuovo Comune capofila dell’Unione e che stasera si ritroverà per effettuare una serata simile a quella di San Felice da cui emergerà una strategia analoga ossia l’incarico ad un tecnico capace di fare chiarezza sui conti e i pregi che un servizio unificato potrebbe garantire. E intanto il tempo stringe: il 9 febbraio, infatti, il Tar inizierà a discutere della Mirandola-exit, assottigliando i margini di accordi politici e mediazioni. —
F.D.
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