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il caso metrotranvia 

«Trasporti, questa città non ha progetti ambiziosi»

Laura Solieri
«Trasporti, questa città non ha progetti ambiziosi»

L’ingegnere modenese Borsari è un consulente per la mobilità a Londra «Non ci sono piani pronti per sfruttare i finanziamenti del Recovery fund»

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Laura Solieri

Il modo migliore per ridurre l’incidentalità è avere meno traffico e meno spostamenti in automobile. Ne è convinto Claudio Borsari, ingegnere modenese dei trasporti, che lavora a Londra come consulente della mobilità. Per ridurre l’incidentalità, il focus degli investimenti deve essere sulle infrastrutture pedonali e ciclabili e il trasporto pubblico, oltre che sull’intervento per la messa in sicurezza dei mezzi pesanti. «Transport for London per esempio ha definito il Direct Vision Standard, con cabine ribassate e maggiori superfici trasparenti per i mezzi pesanti in modo da ridurre al minimo le zone cieche intorno al mezzo – dice Borsari - Non credo che i dati del 2020 sul numero degli incidenti abbiano valore particolare, vista la pandemia. Si può tuttavia notare che la mobilità è diminuita più degli incidenti. Non credo che gli obiettivi del Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) siano sufficientemente ambiziosi (riduzione del 50 per cento delle vittime al 2030). Credo che il punto di partenza debba essere Visione Zero: nessun morto entro il 2030. Oltre all’infrastruttura è fondamentale ridurre la velocità ai 30 orari». Da sostenitore della necessità di una rete di trasporto su ferro per Modena, sulla metrotranvia Borsari condivide i dubbi nel riprendere senza modifiche il progetto del 2003.

«Non basta affermare che siccome la città non è cambiata molto negli ultimi 20 anni, allora il progetto si può trasferire dal 2003 al 2021. Bisogna anche porsi il problema dei prossimi 20 anni di sviluppo urbano considerando gli scenari previsti nel nuovo Piano urbanistico generale, Pums e nella revisione della rete del trasporto pubblico. Certo non si può essere soddisfatti dal non avere nessun progetto infrastrutturale significativo a un livello di progettazione tale da poter essere candidato quando arrivano opportunità di finanziamento: credo che questo ponga serie domande sulla capacità di portare avanti un’idea coerente di sviluppo urbano nel lungo termine». Anche senza considerare il Recovery Fund, ci sono finanziamenti annuali del ministero dei Trasporti, oltre a fondi europei, Banca Europea degli Investimenti e vari programmi europei di rigenerazione urbana. «Più che la tramvia in sé, c’è da chiedersi come mai dopo ancora non ci sono progetti concreti e finanziabili? Come mai di questi interventi si parla in fase di preparazione dei piani e poi cadono nel dimenticatoio? Ci sono progetti di lungo periodo, ad esempio la stazione multimodale alla Stazione Fs, ma non ci sono documenti pronti per chiedere finanziamenti. Prima delle revisioni dello scorso anno, i piani urbanistici erano ampiamente oltre la loro vita utile eppure i nuovi piani sono arrivati solo da poco. Credo che questa mancanza di visione di lungo periodo abbia reso quasi impossibile per Modena presentare progetti allo stesso livello di ambizione ad esempio di Reggio e Bologna». —

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