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L’imprenditore gambizzato accese l’attenzione sul clan

F.D.
L’imprenditore gambizzato accese l’attenzione sul clan

Nel 2007 la spedizione punitiva inviata da Rafilotto Diana Tanti nomi legati a Castelfranco considerati vicini al gruppo e gli incendi senza colpevoli

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Era l’8 maggio 2007 e mentre lavora, a Riolo di Castelfranco, venne gambizzato l'imprenditore edile Giuseppe Pagano, 54 anni, in un cantiere di fianco alla chiesa. Tre persone scesero da una Panda e spararono in pieno giorno; vennero presi dai carabinieri poche ore dopo in autostrada e una quarta persona venne poi bloccata a Modena. Tra loro c'era il nipote di Raffaele “Rafilotto” Diana, boss dei Casalesi, contro cui Pagano aveva testimoniato qualche anno prima. È quella la data spartiacque che certifica la presenza della malavita organizzata in paese. «Quella non era delinquenza normale. Era peggio», disse l’allora sindaco Sergio Graziosi.

Ma da quel momento si sono susseguiti i blitz delle forze dell’ordine e soprattutto gli arresti in paese. Perché le cronache sono piene di cognomi che negli anni si sono ripetuti con drammatica puntualità anche se talvolta le sentenze hanno negato l’esistenza dell’aggravante mafiosa, riducendo i reati a semplice criminalità locale. Il clan Vallefuoco a Castelfranco ha fatto affari usando soldi di San Marino. Oppure la famiglia Noviello con i fratelli Vincenzo e Antonio che hanno avuto diversi problemi con la giustizia. C’è poi Salvatore Lionetti, detto ’O Zingarone altra figura conosciuta e dipinta come vicino al gruppo.

Ma non ci sono solo nomi, perché Castelfranco ha avuto anche numerosi episodi quelli che vengono definiti “reati spia”, ossia episodi necessari a far drizzare le antenne del mondo istituzionale e degli investigatori. Gli incendi ne sono la triste riprova, avvertimenti che spesso non trovano un colpevole ma che hanno un mandante e una finalità: mettere paura. —

F.D.

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