«Alluvionati qui a San Damaso qualcuno deve risponderne»
Prelevato con il canotto in casa. «E mi è andata di lusso». Massimo Bedendo rivede le immagini dell’alluvione dello scorso 6 dicembre. Rivive i momenti vissuti 48 giorni fa a circa un chilometro dalla diga di Sant'Anna. Chiede risposte sulle casse di espansione, supportato da Paola Cigarini, proprietaria della casa. «Ho avuto sangue freddo - rammenta il giovane - ma non voglio passare per uno sprovveduto. Negli anni '70 non c'erano ancora le casse di espansione. Siamo andati sotto per un’anomalia». Un’anomalia di cui s’è accorto in modo provvidenziale. «Mi sono alzato verso le 3 di notte per andare in bagno - prosegue Bedendo - e ho sentito un rumore di acqua. Fuori dalla finestra si era già formato un laghetto a metà dei campi. Era impossibile andare via». La casa si trova in strada Montecatini, una parallela di strada Scartazza. «È un edificio rurale che con 5 anni di lavoro e sacrifici ho finito di ristrutturare nel 2020 - interviene Cigarini - anche con l’aiuto dell’inquilino che vi risiede. Tutto per vedere il nostro lavoro distrutto il 6 dicembre a causa della rottura dell’argine».
L’elenco dei danni è lungo.
«Ho salvato la macchina - riprende l’inquilino - ma diversi macchinari e gli impianti elettrici sono andati sott’acqua. Avremmo avuto danni per decine di migliaia di euro». Venerdì 11 dicembre la Protezione Civile ha consentito di recuperare il salvabile e quanto dovrà essere smaltito. Il modulo per la richiesta è già stato compilato. Ecco l'appello ad Aipo, al Comune e alla Regione. «Lunedì 18 gennaio abbiamo fatto presente ad Aipo telefonicamente che nella zona attorno alla nostra casa, dove ancora nessuno ha fatto verifiche né sopralluoghi, l’argine è franato o eroso in diversi punti - ribadisce Cigarini - e se tornasse a piovere anche moderatamente ci ritroveremmo probabilmente sommersi per la seconda volta prima ancora di poter iniziare a ripristinare. Ci è stato risposto che hanno preso nota e qualcuno verrà a fare un sopralluogo». La proprietaria pone un dubbio. «Se le casse di espansione del Panaro, che si trovano esattamente a ridosso della mia proprietà e che esistono da circa 40 anni, fossero state utilizzate sarebbe successo tutto questo? - incalza Cigarini - Perché non vengono mai aperte in caso di piena? Semplice! Non sono mai state collaudate!». —
G.F.
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